Patrick Zaki resta in carcere. Rinnovata la custodia cautelare allo studente dell’Università di Bologna in carcere al Cairo da un anno e mezzo

Patrick Zaki
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È stata rinnovata la custodia cautelare in carcere di Patrick Zaki, lo studente trentenne dell’Università di Bologna in carcere al Cairo da un anno e mezzo con l’accusa di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. Non si sa ancora per quanti giorni, lo si saprà probabilmente domani o forse martedì.

“Hanno fatto prima del solito e già questa è una pessima notizia. Pare sempre più chiaro che la magistratura egiziana vuole tenere Patrick in carcere fino al massimo possibile col rischio che vada a processo o che la detenzione si protragga ulteriormente per nuovi, inventati capi d’accusa. Chiedo al governo italiano di protestare formalmente con l’Egitto”. E’ l’appello di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, per Patrick Zaki.

“E chiedo ai parlamentari che hanno votato, alla Camera e al Senato, per la cittadinanza italiana a Zaki di farsi sentire – dice Noury all’Ansa – E di chiedere al governo che appoggiano di cambiare la fallimentare strategia sin qui portata avanti nei confronti dell’Egitto”.

“Un altro rinnovo, l’ennesimo, della tortura per Zaki”, commenta il deputato del Pd Filippo Sensi, che su Twitter scrive: “Una ulteriore conferma che il governo italiano deve mettere in campo tutto quello che può e oltre per liberarlo da questo incubo. Finora poco, poco assai. Il Parlamento ha parlato, ora tocca all’esecutivo”.

Il 14 luglio scorso (leggi l’articolo) la detenzione in Egitto per Zaki era stata prolungata di altri 45 giorni. La precedente udienza che aveva rinnovato la custodia cautelare per il ricercatore e attivista per i diritti civili si era svolta il primo giugno (leggi l’articolo). Zaki era stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio dell’anno scorso e, secondo Amnesty, rischia fino a 25 anni di carcere. La custodia cautelare in Egitto può durare due anni.

Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l’altro la “diffusione di notizie false, l’incitamento alla protesta e l’istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”.

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