Pedullà al posto di Casalino. Ecco come si fabbricano le balle. Una testata dell’editore Angelucci inventa il caso. E lo stesso gruppo lo rilancia finché tanti ci cascano

FRANCESCO STORACE
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Un’associazione a delinquere di tipo mediatico. Chissà se un giorno il legislatore configurerà penalmente un tale reato, ma intanto un pezzo significativo della stampa italiana opera con questo sistema: il quotidiano di un determinato editore inventa una falsa notizia, un altro giornale dello stesso padrone la riprende come vera (perché già pubblicata), e un’altra testata sempre legata alla stessa parrocchia editoriale la rilancia, completando così la perfetta trasformazione di una bufala in realtà. Un giochetto ben sperimentato, con il quale si è distrutta l’immagine di tante persone e di intere forze politiche, come sanno bene i Cinque Stelle, Toninelli colpevole di voler togliere le concessioni ai Benetton (grandi investitori pubblicitari) o la Azzolina, che ha fatto cose incredibili per la scuola ma ormai nel sentire collettivo è la ministra dei banchi a rotelle.

Un trattamento toccato ieri anche al sottoscritto, che secondo un articolo apparso sul sito del Corriere dell’Umbria, andrebbe a prendere il posto di Rocco Casalino alla comunicazione della Presidenza del Consiglio. Una balla assoluta, per il semplice fatto che non ho le competenze per svolgere quel ruolo e che mai mi è venuta in mente una tale idea. Nello stesso articolo poi si abbonda con le bugie, a partire da una mia difesa in tv della burocrazia (proprio io che l’ho sempre definita un cancro del Paese!), per non parlare delle presunte affermazioni di un parlamentare Cinque Stelle (di cui ovviamente non si fa il nome) secondo cui qualcuno del Movimento mi manda in televisione (evidentemente a mia insaputa).

GIOCO DI SQUADRA. Passa poco e la stessa “notizia” viene ripresa dal sito di Libero, che la riporta pari pari sottolineando che l’indiscrezione è del vice direttore del Tempo, Francesco Storace (nella foto), e così facendo partire altri siti minori, tra cui un certo Sette Colli, pure questo vicino allo stesso Storace. Così da un rimbalzo all’altro, decine di persone ci credono e cominciano a montare il caso sui social network. Quello che questi lettori probabilmente non sanno è che il Corriere dell’Umbria è edito dal Gruppo di Antonio Angelucci, signore che da portantino di ospedale è diventato miliardario con le cliniche private (e le convenzioni pubbliche) ed è anche deputato di Forza Italia.

Ma di Angelucci è pure Libero così come Il Tempo dove ritroviamo Storace. Un’associazione di testate con lo stesso editore che, tra l’altro, è al centro di un contenzioso con lo Stato per aver ottenuto milioni di euro di contributi all’editoria non dovuti. Grazie al rimpallarsi tra di loro della stessa Fake News, questi giornali hanno “creato” una balla spaziale, peraltro neppure minimamente verificata, come imporrebbe la pagina uno della deontologia professionale. Tutto questo però non è casuale. Storace già in passato mi ha attaccato sul piano personale per aver denunciato l’inopportunità della sua assunzione alle dipendenze di un Gruppo sanitario con il quale ha trattato milioni di euro ai tempi in cui era governatore del Lazio. Un’esperienza che Storace rivendica come esemplare, ma che i cittadini sanno bene con che buco finanziario e quale qualità dei servizi ha lasciato gli ospedali.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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