TeleMostro

Pensavo fosse amore e invece era Tinder

Tinder vuole decostruire il cinismo verso il dating online: non è la fine del romanticismo ma l’inizio di una storia dal finale aperto.

Pensavo fosse amore e invece era Tinder

Accogliendo l’intuizione di Aristotele sull’uomo come “animale politico” è impossibile non riconoscere che certe sue evoluzioni siano soprattutto una storia sociale, anche se il micro-sistema “individuo” che incontra il macro-sistema “massa” dovrebbe sancire un progresso a cui nessuno crede più. Tante situazioni ci hanno illuso che l’uomo potesse agire per il meglio, ma nessuna di queste ci ha deluso più di quelle inerenti alla sinergia tra il simile con l’altro simile; tuttavia niente regola le dinamiche economiche, culturali e identitarie come il rapporto di coppia.

Se la filosofia della “vita da single” si appoggia ad un’economia rampante, ma fatta di beni di consumo volatili, è la “vita di coppia” che dovrebbe trascinare tutto il resto, ma quale resto? Zygmunt Bauman, all’inizio degli anni Duemila, parlava di “amore liquido” con una metafora economica in cui le relazioni sembravano beni di consumo facili e sostituibili: si chiama “illusione dell’abbondanza” e, se da una parte speriamo ancora di vivere connessioni lente, autentiche e stabili, modellate sull’immaginario romantico e vivido degli anni Novanta, dall’altra dobbiamo accettare il fatto che “love bombing”, “ghosting”, “orbiting” e situationship” hanno rimodellato il linguaggio dell’amore e impoverito la capacità di elaborare le emozioni, costringendoci dietro a trend linguistici che non parlano più di sentimenti. Dieci anni dopo aver inventato lo “swipe”, gesto di approvazione o disapprovazione di un profilo per il match perfetto, anche l’app di dating online Tinder è stata costretta ad un re-branding epistemologico piuttosto che estetico: la fiammella del logo è ancora accesa, ma il “paradosso della scelta”, che lo scrolling degli iscritti aveva reso un fenomeno culturale, è diventato capro espiatorio e bersaglio simbolico di una frustrazione che riguarda l’intero sistema.

Questo POV è lo specchio di una società in cui la promessa dell’happy ending mette ansia e delude le aspettative, ma può diventare strumento per qualsiasi altro tipo di match: amicizia e romanticismo; coinvolgimento e sesso. In un’epoca sempre più solida nell’individualismo e liquida nelle relazioni, rivivere l’energia di mille amori passati è impossibile, ma Tinder vuole decostruire il cinismo verso il dating online: non è la fine del romanticismo ma l’inizio di una storia dal finale aperto, ed è l’unica speranza di mantenere una qualche connessione vera nel mondo d’oggi.