Pensione anticipata sì, ma a spese dei lavoratori. L’analisi della Cgil sull’ipotesi avanzata dalla Lega di utilizzare il Tfr per consentire l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni, con il ricalcolo contributivo, è impietoso. Le pensioni anticipate per i lavoratori del sistema misto sono ritenute irraggiungibili, perché rendono più flessibile il sistema previdenziale scaricando il costo dell’anticipo sui lavoratori.
E, inoltre, l’anticipo avrebbe un effetto a vita sulle pensioni, con un taglio degli assegni. L’analisi dell’Osservatorio previdenza della Cgil esamina quindi la proposta della Lega di permettere anche ai lavoratori con sistema misto di andare in pensione anticipata a 64 anni. La simulazione effettuata dal sindacato porta a stimare un taglio dell’assegno del 10,6%, che resta a vita.
La proposta leghista sull’uscita anticipata
Lo schema analizzato dalla Cgil è quello proposto dal sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon: prevede almeno 25 anni di contributi per lasciare il lavoro con un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno per chi ha iniziato a versare i contributi prima del 1996. Oggi per la pensione anticipata contributiva a 64 anni è necessario percepire un assegno che sia almeno tre volte quello minimo, ovvero servono almeno 1.639 euro.
Una soglia che dal 2030 salirà ancora a 1.820 euro, secondo le stime della Cgil. Nel 2027, intanto, cambieranno anche i requisiti: si passerà da 64 anni a 64 anni e un mese e i contributi cresceranno da 20 anni a 20 anni e un mese. Cifre a cui andranno aggiunti, per entrambi, altri due mesi dal 2028.
Pensioni, la simulazione della Cgil: il taglio dell’assegno con la proposta leghista
La simulazione della Cgil evidenzia gli effetti sull’assegno con 25, 30 o 40 anni di contributi e con diverse retribuzioni. Con 25 anni di contributi versati e una retribuzione da 20mila euro l’anno, la pensione sarebbe di soli 730 euro al mese. Con 30mila euro si sale a quota 1.094, restando lontana dai 1.639 euro necessari per lasciare il lavoro. Bisogna arrivare a 50mila euro di retribuzione per superare la soglia con una pensione da 1.820 euro circa.
La Cgil considera poi il costo del ricalcolo. Per dei lavoratori di 64 anni che hanno 40 anni di contributi (di cui nove prima del 1996), si prendono in considerazione retribuzioni da 35mila, 50mila e 70mila euro. La simulazione stima una riduzione del 10,6%: l’assegno scende nel primo caso da 1.726 a 1.543 euro, ovvero 183 euro in meno al mese e peraltro sotto la soglia. Servirebbero, quindi, circa 24.360 euro di Tfr per raggiungere la soglia.
A quota 50mila euro, invece, l’assegno scende da 2.466 a 2.205 euro, ovvero 261 euro in meno. Con 70mila euro, poi, si passa da 3.452 euro a 3.087, ovvero una perdita di 366 euro. Una flessibilità, come spiega Ezio Cigna che ha curato l’analisi, che viene “interamente finanziata dalle lavoratrici e dai lavoratori”.