I nuovi dati Istat consegnano un quadro che il governo Meloni fatica a coprire con la propaganda dei record. L’Italia resta ferma: l’inflazione torna a mordere, il Pil cresce con il contagocce, l’industria soffre e il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento. Il Paese non corre: arranca. Il dato più allarmante arriva dai prezzi. Ad agosto 2026 l’inflazione sale al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio: il livello più alto da quasi tre anni.
Inflazione, Pil, industria, lavoro & Co: quattro anni di disastri sovranisti
La nuova fiammata è trainata soprattutto dall’energia: i beni energetici passano dall’11,6% al 17%, con rincari sia per quelli regolamentati sia per quelli non regolamentati. È un segnale pesante per famiglie e imprese, perché l’energia si scarica a catena su bollette, trasporti, produzione e consumi. Il governo aveva promesso protezione del potere d’acquisto e sostegno ai redditi. I numeri raccontano altro. Secondo il Codacons, con un’inflazione al 3,3% l’aggravio annuo per una famiglia tipo arriva a 1.091 euro, che salgono a 1.507 euro per un nucleo con due figli. Sono risorse sottratte alla vita quotidiana: spesa, carburanti, servizi, rate, bollette. Mentre i salari restano deboli, ogni nuova accelerazione dei prezzi rende più difficile arrivare a fine mese.
La crescita arranca con le imprese che soffrono
Anche sulla crescita il quadro è tutt’altro che brillante. Nel secondo trimestre 2026 il Pil aumenta appena dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. La variazione acquisita per l’anno resta allo 0,8%. Numeri modesti, lontani dall’idea di un Paese rilanciato. La domanda interna contribuisce poco, mentre quella estera netta pesa negativamente per 0,3 punti. Ancora più preoccupante è il dato dell’industria, che registra un calo del valore aggiunto dello 0,5%, insieme all’agricoltura in flessione dello 0,2%. A tenere in piedi il risultato sono i servizi, cresciuti dello 0,4%, ma non basta per parlare di ripresa solida. Il punto politico è evidente: dopo anni di annunci, il centrodestra non ha impresso alcuna svolta strutturale.
L’occupazione rallenta
L’Italia resta esposta ai rincari energetici, cresce poco, perde forza nei settori produttivi e non mostra una strategia industriale capace di rafforzare investimenti e salari. Il lavoro conferma questa fotografia. A luglio gli occupati arrivano a 24 milioni e 370 mila, il livello più alto mai registrato, ma rispetto a giugno l’aumento è di appena 2 mila unità: una variazione sostanzialmente nulla. Il record statistico non cancella la perdita di slancio. Dopo mesi di crescita, l’occupazione non produce più un vero avanzamento. A pagare il prezzo sono soprattutto donne e giovani.
In un mese si contano 17 mila occupate in meno, mentre aumentano le donne in cerca di lavoro. Il tasso di occupazione femminile scende al 54,5%, lontanissimo dal 71,8% maschile: una frattura che nessuna narrazione trionfalistica può ignorare. Tra i 15-24enni gli occupati diminuiscono di 22 mila unità a luglio e di 55 mila in un anno. Il tasso di occupazione scende al 17,1%, la disoccupazione giovanile sale al 18,9% e l’inattività sfiora il 79%.
A mantenere in piedi il mercato sono gli over 50
A sostenere il saldo complessivo è soprattutto la crescita degli over 50, aumentati di 364 mila in un anno: più dell’intero incremento totale, pari a 307 mila. Senza questa fascia d’età, il bilancio sarebbe negativo. Non è un dettaglio tecnico, ma un segnale preciso: il lavoro cresce dove pesano invecchiamento e permanenza più lunga in attività, mentre arretra tra chi dovrebbe rappresentare il futuro produttivo del Paese. Anche nei primi sette mesi del 2026 il rallentamento è evidente. Rispetto a dicembre gli occupati sono aumentati di 232 mila, ma quasi due terzi dell’incremento si concentrano nel solo mese di aprile. Da allora il saldo è di appena 7 mila posti. Inflazione al massimo da quasi tre anni, Pil debole, industria in difficoltà, occupazione ferma e squilibrata: i dati Istat smontano la retorica del governo. Dopo anni di centrodestra, il Paese resta al palo.