Per Crisanti siamo già nei guai. Serve un nuovo lockdown come quello di Codogno. “Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare”

ANDREA CRISANTI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Piuttosto che pensare a sciare e mangiare fuori, anche in Italia dovremmo decidere un lockdown come è stato un anno fa a Codogno. Ormai le zone rosse non bastano più”. E’ quanto ha detto a La Stampa il virologo Andrea Crisanti, commentando le parole del consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi (leggi l’articolo). “Gli impianti di sci non riaprono? E vorrei vedere! Il 20% dei contagiati – spiega l’esperto – presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Come se ne esce? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele”.

“Va chiuso tutto – aggiunge Crisanti – e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti. Dove si trovano le varianti brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide. Gli sviluppi dipenderanno dalla dinamica del contagio, ma se va come all’estero ci sarà un’impennata importante a fine febbraio. D’altra parte, all’estero sono molto prudenti. La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale , ma non si realizza se non si controlla la pandemia. Il rischio attuale è la diffusione della variante inglese, che se non si ferma subito aumenterà di molto la circolazione del virus e di conseguenza il rischio ulteriore di altre varianti, tra cui alcune che potrebbero resistere ai vaccini”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA