Le varianti e lo spettro del lockdown. Dopo Ricciardi anche per Cartabellotta e Mastroianni servono misure più stringenti per raffreddare la curva

“Al ministro ho sottoposto la necessità di proporre al Governo tre cose, anche alla luce del problema delle varianti: lockdown breve e mirato per 2, 3 o 4 settimane. Tornare a testare e tracciare; vaccinare a tutto spiano”. E’ quanto ha ribadito al Messaggero il consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, che già ieri aveva accennato alla possibilità di un nuovo lockdown per raffreddare la curva e riportare l’incidenza al di sotto dei 50 casi per 100mila abitanti. (leggi l’articolo).

SEDE PROTEZIONE CIVILE, EMERGENZA CORONA VIRUS

“Ora più che mai serve la massima attenzione e bisogna stare molto accorti e valutare misure più stringenti e anche l’idea di un lockdown. Siamo di fronte a una settimana decisiva” ha detto all’Adnkronos il direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma, Claudio Mastroianni. “Non voglio entrare nella discussione – ha aggiunto commentando le parole di Ricciardi -, ma siamo in una situazione preoccupante”.

Chiudere tutto per due settimane “significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento” , è il parere del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. “La mia preoccupazione – ha detto l’esperto a Radio Cusano Campus – però è legata al fatto che non tutte le regioni siano pronte all’attività di testing e tracciamento. Dobbiamo decidere se siamo disponibili ad accettare una restrizione maggiore per abbassare la curva, oppure se accettiamo di avere un 2021 che andrà avanti con stop&go”.

Cartabellotta si è detto d’accordo con la richiesta di lockdown generale avanzata da Ricciardi aggiungendo che “immaginare che la somministrazione del vaccino possa far migliorare la situazione è molto difficile, sia per i tempi sia per l’incognita varianti”. “L’obiettivo – ha concluso il presidente di Gimbe – dovrebbe essere far circolare il virus meno possibile e non abbassare il carico sugli ospedali, tutti i Paesi invece hanno scelto la seconda via”.

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