Un attacco frontale. Probabilmente il più duro mai arrivato dagli Stati Uniti nei confronti di Israele dal 7 ottobre. Una posizione, quella espressa dal vicepresidente Usa JD Vance, che la dice lunga sulla tensione tra gli alleati. Perché se, finora, c’erano state le telefonate trapelate tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, adesso ci sono delle critiche pesanti e che contengono un chiaro avvertimento.
“Gli israeliani si devono svegliare e annusare l’aria che c’è attorno alle loro case”, dice Vance parlando con i giornalisti alla Casa Bianca e lasciando, alla fine, il briefing visibilmente innervosito sul tema. Al vicepresidente non vanno giù le critiche degli israeliani a Trump, colui che “guida una superpotenza ed è l’unico alleato che Israele ha”. Come a dire che Tel Aviv rischia persino di perderlo questo alleato, soprattutto se non dovesse rispettare l’intesa tra Usa e Iran che mette fine alla guerra.
Vance durissimo con Israele: gli avvertimenti a Netanyahu
Vance se la prende con gli israeliani che criticano l’accordo di pace, sostenendo che sarebbe meglio evitare di attaccare “l’unito potente alleato che vi è rimasto in tutto il mondo”. Secondo il vicepresidente, Trump è ormai “l’unico capo di Stato al mondo che in questo momento nutre simpatia per la nazione di Israele”.
Vance pone poi un’altra tematica, quella delle armi difensive fornite a Israele, che provengono proprio da finanziamenti Usa: “Negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra nazione sono state costruite da mani americane e pagate con soldi di contribuenti americani”. Da qui una nuova lamentela: “Quello che mi dà fastidio è che abbiamo visto persone nel governo di Netanyahu attaccare l’accordo e in alcuni casi attaccare personalmente il presidente”.
Il vicepresidente Usa commenta anche la presunta “rabbia” del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, sul memorandum d’intesa con l’Iran: “Non rispecchia le conversazioni che ho avuto con lui, anche se forse sta dicendo ad altri cose che non dice a me”. Israele, ora, deve “contribuire a sostenere il processo di pace in corso”, considerando invece “inaccettabili” gli attacchi israeliani in Libano.