La guerra in Iran fa schizzare il prezzo del petrolio a oltre 100 dollari al barile, mettendo in apprensione le borse. I prezzi spaventano il G7 che ora valuta di liberare le riserve di greggio per fermare l’impennata dei prezzi

Petrolio oltre 100 dollari per la guerra in Iran: borse in rosso, gas ai massimi e il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche.

La guerra in Iran fa schizzare il prezzo del petrolio a oltre 100 dollari al barile, mettendo in apprensione le borse. I prezzi spaventano il G7 che ora valuta di liberare le riserve di greggio per fermare l’impennata dei prezzi

Dopo undici giorni di guerra in Medio Oriente, il prezzo del petrolio è ormai fuori controllo. Nelle ultime ore il greggio ha sfondato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Il greggio americano West Texas Intermediate è balzato oltre 116 dollari, con un’impennata superiore al 30%, e anche il Brent ha raggiunto lo stesso prezzo.

Com’è facilmente intuibile, a spingere gli aumenti è la guerra sferrata dagli Usa di Donald Trump e da Israele di Benjamin Netanyahu contro l’Iran. Un conflitto che ha spinto la Repubblica islamica, impossibilitata a rispondere militarmente, a imporre il blocco dello Stretto di Hormuz, una delle arterie energetiche più delicate del pianeta, e a colpire gli impianti di estrazione e raffinazione del greggio in tutto il Medio Oriente.

Ad aggravare la situazione ci si è messo anche l’Idf che, su ordine di Bibi, da giorni martella i depositi di petrolio dell’Iran. Attacchi che, stando a quanto riportano i media americani, avrebbero fatto infuriare Trump perché decisi in autonomia da Tel Aviv e perché Washington aveva più volte avvertito Israele di non colpire tali strutture per evitare uno shock sui mercati internazionali. Un invito che è stato letteralmente ignorato da Netanyahu, tanto che per i quotidiani statunitensi dimostra come gli Usa stiano ‘subendo’ le iniziative militari di Israele.

Borse giù in tutto il mondo

Per effetto di tensioni e attacchi, questa mattina le borse sono letteralmente in fibrillazione. Un terremoto globale partito dall’Asia dove, alla chiusura degli indici, la Borsa di Tokyo è letteralmente affondata con l’indice Nikkei 225 che lascia sul terreno oltre il 5%, dopo aver toccato perdite superiori al 7%. Male anche la Corea del Sud con il Kospi che segna -6% e che ha costretto il governo ad annunciare la decisione di utilizzare le riserve strategiche di petrolio per calmierare i prezzi.

Uno tsunami che, come facilmente prevedibile, ha già raggiunto l’Europa dove tutte le borse sono in rosso. A Milano il FTSE MIB scivola vicino al -3% nei primi scambi. Male anche Parigi e Madrid che cedono circa il 2,5%, seguite da Francoforte che perde oltre il 2,3%.

Ad aggravare ancor di più la situazione c’è anche il dato sul prezzo del gas europeo che corre fino a 64 euro sulla piattaforma Title Transfer Facility, toccando livelli che non si vedevano dal lontano 2022.

Il G7 pensa alle riserve di emergenza

Davanti a questo scenario da incubo che si traduce in una stangata per i consumatori e anche per le aziende, i ministri delle Finanze del G7 hanno annunciato una riunione d’urgenza in cui si discuterà del rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche, sotto il coordinamento della Agenzia internazionale per l’energia.

La speranza è che immetendo sul mercato milioni di barili, stoccati dai Paesi Ue per far fronte alle emergenze, si raffreddino i prezzi. Ma non è così scontato che la misura possa bastare.

Anzi la sensazione è che il peggio debba ancora venire perché il portavoce militare dell’Iran, Ebrahim Zolfaghari, ha minacciato ulteriori azioni shock. Secondo lui “se gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane continueranno”, allora il mondo deve essere preparato a vedere “il petrolio spingersi a oltre 200 dollari al barile“.

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