Piccioni, ping pong e pizzica. Quando il servizio civile è un bluff. Tra tanti bandi lodevoli, riecco i soliti sprechi

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Un’esperienza formativa importante. Remunerata e utile per la comunità in cui si vive. Non è un caso che sono oltre 350mila, secondo i dati del Governo, i giovani e le giovani di tutta Italia che dal 2001 hanno fatto l’esperienza del servizio civile: un settore su cui il governo ha investito inserendolo anche all’interno della riforma del Terzo settore, rendendolo “universale” e allargando il ventaglio dei progetti. E, soprattutto, stanziando da quest’anno una cifra considerevole, 230 milioni, per una mare di progetti, nazionali e regionali, che scadranno il prossimo 30 giugno (giovedì).

ATTENTI AL GUANO – Assistenza ai disabili e agli anziani, integrazione degli stranieri, formazione culturale, recupero storico. Insomma, parliamo di bandi più che validi. Eppure nella miriade di progetti vicini alla scadenza, ne spuntano anche alcuni dalla dubbia utilità, specie se si pensa che sono rivolti a giovani. Partiamo da Spoleto. Qui il progetto di volontariato è rivolto a “ridurre drasticamente la popolazione di colombo urbano residente nel centro storico per sottrazione totale di due risorse ecologiche essenziali alla specie: il rifugio notturno e il sito di nidificazione”. In poche parole, poiché “la popolazione di colombo urbano causa rischi sanitari dovuti agli accumuli di escrementi e guano nei punti di aggregazione notturna e nei siti di nidificazione; le feci essiccate, le piume, i detriti cutanei, gli acari veicolati dalla polvere, possono essere presenti nel pulviscolo atmosferico e causare patologie varie su base allergica”. Ergo: chiamiamo una bella pattuglia di giovani che si occuperà, ora, di monitorare nidi e pulire dove occorre.

COPIA E INCOLLA – Ma non basta. Perché nei bandi c’è davvero di tutto. E così capita di trovare, ancora, il progetto portato avanti da un’associazione di Crotone, “Piccola Italia”, dal nome curioso: “Pizzica la vita”. In pratica, un corso dettagliato sulla pizzica e sulle musiche popolari per tenere vive – si legge nel bando – le tradizioni crotonesi. Ottima iniziativa, ma ci si chiede se fondi pubblici non possano essere utilizzati in progetti socio-culturali più ad ampio raggio. Ma non è finita qui. Andiamo nelle Marche. Qui a godere dei fondi pubblici è l’associazione “Tennistavolo Senigallia”. Tutti pronti, insomma, nel caso in cui si volessero organizzare attività ludiche col ping pong. Ed ecco, infine, l’ultima perla. Sfogliando i vari bandi, infatti, si nota che diversi presentano sempre le stesse formule, anche quando poi di fatto l’obiettivo del progetto non c’entra nulla con quanto si legge nelle premesse. Un esempio? In diversi casi si legge che il fine del progetto è quello di “migliorare la conoscenza del sè”. Una formula un po’ filosofica, a tratti hegeliana, che – ci si chiede – che legame abbia con bandi relativi alla prevenzione incendi (com’è in un comune in Molise) e un altro legato, invece, all’assistenza agli anziani (in Veneto). Insomma, un copincolla generale.

Tw: @CarmineGazzanni