Più metrò, tram e funivie. La cura per la mobilità a Roma. La Raggi lancia il piano per i trasporti locali. Durerà dieci anni e costerà 12 miliardi

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Se qualcuno ancora crede alla favoletta che il Movimento 5 Stelle è contro le grandi opere, dovrà ricredersi. Ma cosa ancor più incredibile per chi da sempre sbeffeggia i grillini è che la prova di tutto ciò arriva niente meno che dalla Capitale e nello specifico dal Pums, ossia il Piano urbano mobilità sostenibile, approvato martedì e ufficializzato ieri dalla sindaca Virginia Raggi con una lunga conferenza stampa. Del resto l’occasione era una di quelle irripetibili per dimostrare, fatti alla mano, che il cambio di passo rispetto al passato c’è stato davvero e che i frutti per i cittadini saranno presto evidenti. Eh già perché dopo decenni persi dalle precedenti amministrazioni, tanto di destra quanto di sinistra, la giunta a 5 stelle ha varato un piano a lungo termine che ridisegnerà profondamente la mobilità della Capitale.

Non ne ha fatto mistero la prima cittadina che, sorridente, ha spiegato: “Negli anni la città è diventata a servizio delle auto ma le città sono fatte per essere a servizio degli uomini. Dobbiamo sviluppare la mobilità pubblica e far decrescere quella privata, il famoso traffico che ci paralizza”. La cosa bella è che questo gigantesco piano non è stato calato dall’alto, al contrario è stato frutto di un processo partecipativo iniziato nel 2016 e che ha visto il Campidoglio dialogare con i cittadini, i quali hanno presentato online problemi e proposto soluzioni. Successivamente il documento è stato anche discusso con associazioni e comitati durante le sedute della commissione capitolina Mobilità in modo che tutto fosse ampiamente condiviso.

I SOGNI DIVENTANO REALTA’. Se il vecchio Piano generale del traffico urbano non aveva osato soluzioni ardite, il Pums va nella direzione opposta perché prevede la realizzazione di nuove infrastrutture. Insomma la realtà è che i 5S non sono contrari alle grandi opere ma solo a quelle che non sono realmente utili. E così si scopre che nel futuro della città eterna la rete metropolitana sarà arricchita di ulteriori 38 km, quella tramviaria di 58 km e, per finire, i 293 km di piste ciclabili. Certo qualcuno obietterà che si tratta di prese in giro ma è bene ricordare il detto che “Roma non è stata costruita in un giorno” e infatti l’intero progetto durerà dieci anni e sarà suddiviso in tre macro aree in base all’importanza con la prima che coprirà i prossimi tre anni, la successiva che arriverà fino al settimo anno e l’ultima che terminerà al decimo anno.

Inoltre per quanto riguarda i fondi, stimati in 12 miliardi complessivi, la Raggi ha spiegato che “sino ad oggi sono stati chiesti al ministero i fondi solo per quattro tramvie (dai Fori a Piazza Vittorio passando per via Cavour, da piazza del Verano alla stazione Tiburtina, Togliatti e musica) e due funivie (Casalotti-Battistini e Eur-piazza della civiltà)” e che “chiederemo i fondi per una nuova tranvia, la Termini-Vaticano-Aurelio”. Ma è al termine dei dieci anni che la rivoluzione sarà compiuta con l’allungamento della Metro C fino a piazzale Clodio o, fondi permettendo, fino a Grottarosssa.