Plebiscito nel M5S. Dai giornali critiche feroci per l’elezione di Conte. Continua l’ossessione a senso unico di tv e quotidiani nei confronti del leader del Movimento

Conte
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Che ci sia una pandemia mondiale o che sia in atto una guerra alle porte dell’Europa per alcuni politici, giornalisti e opinionisti nostrani non conta, l’ossessione prima rimane sempre Giuseppe Conte.

Continua l’ossessione a senso unico di tv e quotidiani nei confronti di Conte

“Il voto online certifica che Conte è un leader debole di un partito debole”, twittava ieri Mario Lavia giornalista da cui è sempre utile passare per capire che odore avrà la propaganda liberal su un argomento qualsiasi, “il Movimento abbandona Conte, voto disertato e illegittimo nonostante il mail bombing”, titola Il Riformista, e poi via con i commenti sulle “buffonarie del M5S”, su “Conte che vince da solo” e sulla “democrazia diretta che non esiste” e così via.

Salta all’occhio subito un dato: Conte e il Movimento per essere “irrilevanti” (come vengono definiti dagli avversari) sono commentatissimi. A prima vista sembrerebbe un’ossessione. Ieri Pierluigi Bersani ospite a L’aria che tira su La7, interrogato sul tema, estrae dal cilindro una riflessione semplice semplice: “Conte ha preso il 94 per cento – spiega Bersani – e ora dicono che non aveva avversari. Ma perché Letta, Speranza, Salvini, Meloni che avversari avevano?”.

Appunto. Un po’ di memoria. Enrico Letta è diventato segretario del Partito Democratico il 14 marzo 2021 (dopo 7 anni di lontananza dal partito) con 860 voti favorevoli, 2 voti contrari, e 4 astenuti. Ve lo ricordate chi sfidava Letta? Nessuno. Ed era normale che fosse così, visto che l’elezione è servita solo a ratificare una decisione presa dalla maggioranza dei dirigenti del Pd.

Ma continuiamo. Vi ricordate il temibile avversario di Matteo Salvini per la segreteria della Lega? Molto probabilmente no, del resto Giovanni Fava era un candidato di bandiera sostenuto dalle briciole di Umberto Bossi. Risultato finale: 82% per Salvini e un 17% per Fava che non è mai riuscito a entrare in competizione.

Un’incoronazione in piena regola, con l’avversario senza speranze che è stato utile per simulare un dibattito interno che non esisteva. Siccome dalle parti della Lega poi ci tengono a rispettare le minoranze – anche quelle interne – Fava non venne ricandidato né alle elezioni politiche né alle regionali. Nel 2018 si dimette perfino da consigliere comunale. Ora è presidente della squadra di rugby di Viadana. Non male come pluralismo.

Il 23 e il 24 febbraio 2014 i 3.000 grandi elettori che sarebbero poi andati a formare il nuovo congresso nazionale di Fratelli d’Italia hanno eletto presidente Giorgia Meloni. I verbali dicono che la candidata unica Meloni ha preso il 100% dei voti. Al congresso successivo, siamo nel 2017, i giornali raccontano che la Meloni sia stata confermata presidente “per acclamazione”. Da nessuna parte si trovano dati su votanti e voti.

Nel I congresso di Articolo 1 il 6 e 7 aprile 2019 a Bologna contro Roberto Speranza era candidato David Tozzo, un attivista già in schiacciante minoranza in Possibile (il partito fondato da Pippo Civati) che inevitabilmente si è schiantato senza storia e senza gloria contro l’attuale ministro. Fra poco ci sarà il secondo congresso: Speranza sempre candidato e il solito Tozzo che ci prova, ma non viene nemmeno ammesso. Di Renzi, Berlusconi e Calenda non serve nemmeno parlarne. Loro hanno fondato il proprio partito personale e tutti i giorni sfidano solo il proprio ego. C’è da dire però che spesso ne escono sconfitti.