Mancano settantasette giorni. Avanzamento finanziario: 49%. Openpolis ha incrociato i dati del portale Italia Domani, aggiornati al 26 febbraio 2026, con le decisioni di esecuzione del Consiglio europeo. Il risultato รจ una fotografia che il governo di Giorgia Meloni non appende nei comunicati stampa: delle 60 misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per cui il termine del 30 giugno รจ perentorio, quelle che coinvolgono 45.506 cantieri e 60,4 miliardi di fondi europei, la spesa effettuata si ferma alla metร . Esattamente: il 49%.
Meloni ha dichiarato di recente di aver “liberato decine di miliardi di euro” e di essere “la prima nazione in Europa in avanzamento del Pnrr”. La Corte dei Conti, nella relazione sul primo semestre 2025, aveva certificato che a fine 2024 erano effettivamente investiti 63,9 miliardi su 194 totali, il 33% delle risorse complessive. Bruxelles ha giร respinto la richiesta di proroga oltre agosto 2026.
Il labirinto delle regole
Il punto piรน critico, del resto, รจ che ancora oggi nessuno sa cosa succederร ai progetti rimasti a metร . La normativa europea non contempla uno scenario di “mancato completamento”: si limita a descrivere meccanismi preventivi e poteri sostitutivi. La cosiddetta clausola di reversal stabilisce che gli obiettivi giร raggiunti e giร pagati non possano essere cancellati. Per tutto il resto, il quadro รจ nebuloso.
Il governo ha risposto moltiplicando i dispositivi di emergenza. Il decreto 95/2025 ha autorizzato il Fondo per l’avvio di opere indifferibili come sostituto dei fondi Pnrr per i cantieri che avevano giร rinunciato al piano europeo, purchรฉ le gare fossero state aggiudicate entro la fine del 2025. Il decreto-legge 19/2024 aveva giร previsto la possibilitร di spostare progetti dal Pnrr alla politica di coesione. Per oltre 23,5 miliardi di euro si ricorrerร a strumenti finanziari che consentono di firmare accordi entro il 30 giugno e completare i lavori dopo: energia, infrastrutture idriche, digitale, housing universitario, agroalimentare.
La scadenza del 30 giugno รจ allo stesso tempo inderogabile e parzialmente aggirabile, a seconda dello strumento normativo applicato. Una costruzione di scatole cinesi assemblata pezzo per pezzo ogni volta che una scadenza si avvicinava troppo. Cosรฌ il governo puรฒ dichiarare che non si perderร un euro, senza dover spiegare come.
Pnrr, i numeri che non compaiono nei comunicati
Le misure piรน indietro raccontano la qualitร dell’attuazione meglio di qualsiasi conferenza stampa. Il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura, intervento che incrocia lavoro nero e caporalato, รจ all’1,2% di avanzamento finanziario. La digitalizzazione dei parchi nazionali al 3,3%. Le cosiddette “isole verdi” al 6%, nonostante il portale di Infratel le dichiari completate: una discrepanza che Openpolis segnala senza riuscire a spiegare.
I cantieri ferroviari verso il Sud sono giร fuori tempo. La Salerno-Reggio Calabria ha speso il 3,54% dei fondi Pnrr assegnati rispetto all’8% preventivato; la Roma-Bari รจ al 34,76% di avanzamento rispetto al 59% atteso. Il Terzo Valico dei Giovi, secondo la timeline pubblicata da Affarinternazionali, non concluderร i lavori entro giugno: rischio concreto di perdere 200 milioni di finanziamenti europei.
Secondo la circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, il certificato di ultimazione dei lavori emesso entro il 30 giugno รจ l’unico documento che conta. Qualsiasi spesa effettuata dopo il 31 agosto non sarร ammissibile nel perimetro Pnrr. Senza quel certificato andrร trovato un finanziamento alternativo per non lasciare le opere a metร .
Che รจ esattamente quello che il governo aveva promesso non sarebbe mai accaduto. Mancano settantasette giorni. L’avanzamento รจ al 49%.