Pnrr, la scadenza del 30 giugno si avvicina: 60 misure perentorie al 49% di avanzamento

Il 30 giugno scadrà il Pnrr. Openpolis certifica che le 60 misure con termine perentorio sono a metà strada, al 49% di avanzamento.

Pnrr, la scadenza del 30 giugno si avvicina: 60 misure perentorie al 49% di avanzamento

Mancano settantasette giorni. Avanzamento finanziario: 49%. Openpolis ha incrociato i dati del portale Italia Domani, aggiornati al 26 febbraio 2026, con le decisioni di esecuzione del Consiglio europeo. Il risultato è una fotografia che il governo di Giorgia Meloni non appende nei comunicati stampa: delle 60 misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza per cui il termine del 30 giugno è perentorio, quelle che coinvolgono 45.506 cantieri e 60,4 miliardi di fondi europei, la spesa effettuata si ferma alla metà. Esattamente: il 49%.

Meloni ha dichiarato di recente di aver “liberato decine di miliardi di euro” e di essere “la prima nazione in Europa in avanzamento del Pnrr”. La Corte dei Conti, nella relazione sul primo semestre 2025, aveva certificato che a fine 2024 erano effettivamente investiti 63,9 miliardi su 194 totali, il 33% delle risorse complessive. Bruxelles ha già respinto la richiesta di proroga oltre agosto 2026.

Il labirinto delle regole

Il punto più critico, del resto, è che ancora oggi nessuno sa cosa succederà ai progetti rimasti a metà. La normativa europea non contempla uno scenario di “mancato completamento”: si limita a descrivere meccanismi preventivi e poteri sostitutivi. La cosiddetta clausola di reversal stabilisce che gli obiettivi già raggiunti e già pagati non possano essere cancellati. Per tutto il resto, il quadro è nebuloso.

Il governo ha risposto moltiplicando i dispositivi di emergenza. Il decreto 95/2025 ha autorizzato il Fondo per l’avvio di opere indifferibili come sostituto dei fondi Pnrr per i cantieri che avevano già rinunciato al piano europeo, purché le gare fossero state aggiudicate entro la fine del 2025. Il decreto-legge 19/2024 aveva già previsto la possibilità di spostare progetti dal Pnrr alla politica di coesione. Per oltre 23,5 miliardi di euro si ricorrerà a strumenti finanziari che consentono di firmare accordi entro il 30 giugno e completare i lavori dopo: energia, infrastrutture idriche, digitale, housing universitario, agroalimentare.

La scadenza del 30 giugno è allo stesso tempo inderogabile e parzialmente aggirabile, a seconda dello strumento normativo applicato. Una costruzione di scatole cinesi assemblata pezzo per pezzo ogni volta che una scadenza si avvicinava troppo. Così il governo può dichiarare che non si perderà un euro, senza dover spiegare come.

Pnrr, i numeri che non compaiono nei comunicati

Le misure più indietro raccontano la qualità dell’attuazione meglio di qualsiasi conferenza stampa. Il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura, intervento che incrocia lavoro nero e caporalato, è all’1,2% di avanzamento finanziario. La digitalizzazione dei parchi nazionali al 3,3%. Le cosiddette “isole verdi” al 6%, nonostante il portale di Infratel le dichiari completate: una discrepanza che Openpolis segnala senza riuscire a spiegare.

I cantieri ferroviari verso il Sud sono già fuori tempo. La Salerno-Reggio Calabria ha speso il 3,54% dei fondi Pnrr assegnati rispetto all’8% preventivato; la Roma-Bari è al 34,76% di avanzamento rispetto al 59% atteso. Il Terzo Valico dei Giovi, secondo la timeline pubblicata da Affarinternazionali, non concluderà i lavori entro giugno: rischio concreto di perdere 200 milioni di finanziamenti europei.

Secondo la circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, il certificato di ultimazione dei lavori emesso entro il 30 giugno è l’unico documento che conta. Qualsiasi spesa effettuata dopo il 31 agosto non sarà ammissibile nel perimetro Pnrr. Senza quel certificato andrà trovato un finanziamento alternativo per non lasciare le opere a metà.

Che è esattamente quello che il governo aveva promesso non sarebbe mai accaduto. Mancano settantasette giorni. L’avanzamento è al 49%.