L’ora della verità è arrivata. L’assemblea di Mps che dovrà eleggere il nuovo board si riunisce oggi e favorita è la lista del cda che candida Fabrizio Palermo. Eppure la partita è tutt’altro che scritta, con 15 seggi e tre liste in ballo. Il cda uscente chiede la conferma di Nicola Maione alla presidenza e propone Palermo (oggi ai vertici di Acea) come ad, sostenuta anche da Caltagirone (secondo azionista della banca senese). La sfida è stata lanciata da Plt Holding della famiglia Tortora, che chiede il ritorno dell’ex ad Luigi Lovaglio, licenziato dalla banca per la sua candidatura, senza preavviso, in una lista rivale.
Il terzo fronte è quello di Assogestioni, che punta a raccogliere fino a tre seggi. Si vota prima sulle tre liste e chi vince può ottenere dagli 8 ai 12 seggi, mentre chi perde ne avrà almeno tre ma può arrivare fino a sette. L’ipotesi ritenuta ora più probabile è che la lista del cda raggiunga circa il 30% e circa 9 o 10 seggi. Se dovesse vincere la lista del cda, si passerebbe poi a un secondo voto sui 20 candidati: qui votano tutti, anche chi ha scelto altre liste.
Assemblea Mps, le due incognite
L’affluenza è attesa attorno al 70%, con due grandi incognite: non hanno infatti ancora sciolto le riserve Delfin (primo azionista con circa il 17,5%) e Banco Bpm (3,7%). L’holding della famiglia Del Vecchio è considerata vicina a Lovaglio, ma sembra più probabile – anche per i rischi legali dopo la scalata di Mediobanca – che opti per l’astensione o per Assogestioni. La lista Plt verrà sostenuta non solo dal fondo norvegese Norges, ma anche da quello statunitense Blackrock (che detiene il 4,9%), in controtendenza rispetto al consiglio dei due proxy advisor – Iss e Glass Lewis – che suggeriscono di votare la lista del cda uscente. Che, invece, è sostenuta anche da Edizione (1,4%), casse di previdenza (1,5%) e fondo Vanguard (3%), oltre ad altri fondi e azionisti istituzionali. S.R.