Dall’Istat e dalla Banca d’Italia arriva l’allarme inflazione. Partiamo dai dati. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,4% su aprile e del 3,2% su base annua. Un’accelerazione netta rispetto al 2,7% registrato il mese precedente. A dare la spinta al rialzo resta l’energia. I beni energetici accelerano dal 9,2% al 12% su base annua. Dentro questa voce, gli energetici non regolamentati passano dal 9,6% al 12,6%, mentre quelli regolamentati salgono dal 5,3% al 5,8%.
L’inflazione vola al 3,2% a maggio, Bankitalia la vede nera
Il dato più eclatante riguarda la benzina, che passa dal +1,1% di aprile al +10,7% di maggio, con un aumento del 6,9% in un solo mese. In forte rialzo anche gli altri carburanti per mezzi personali di trasporto, dal 3,4% al 9,8%, e il gas naturale sul mercato libero, dal 4,4% all’8,2%. Resta stabile il carrello della spesa, cioè alimentari, beni per la cura della casa e della persona. Ma i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli che entrano più spesso nelle spese quotidiane delle famiglie, salgono dal 4,2% al 4,5%. Gli alimentari non lavorati restano cari, al 5,8%: la frutta accelera dal 2,9% al 5,5%, mentre gli ortaggi rallentano dal 6,2% al 4,9%.
L’allarme
Allarmanti le previsioni del governatore della Banca d’Italia. “Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”, ha detto Fabio Panetta, richiamando nelle sue considerazioni finali le recenti analisi di scenario della Bce.
Le stime della Bce e l’allarme della Cgil
La Bce prevede, nello scenario di base in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, una crescita dell’area euro ridimensionata allo 0,9% nel 2026, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente. L’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026 e tornerebbe successivamente all’obiettivo.
L’inflazione oltre il 6 “fa tremare le vene ai polsi. Il rischio che l’aumento dei prezzi si scarichi ancora una volta su salari e pensioni, che non hanno ancora pienamente recuperato la fiammata inflattiva del triennio 2022-2024, è altissimo”, ha commentato il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari. Il pericolo descritto dal dirigente sindacale “non è una spirale prezzi salari, bensì una spirale prezzi profitti, come già accaduto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando gran parte dell’inflazione nel nostro Paese è stata determinata, appunto, dall’aumento dei profitti”. Il rialzo dei tassi d’interesse prospettato dalla Bce è un ulteriore elemento di preoccupazione, poiché “finirebbe per compromettere ulteriormente la situazione economica”.