La Polonia spacca l’Ue. Meloni e Le Pen fomentano la rivolta. La Corte polacca boccia i Trattati. E le destre stappano lo champagne

MARINE LE PEN
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Per qualcuno è un colpo ai valori fondanti dell’Unione europea, per altri è addirittura l’inizio di un disastro che, con poca fantasia, è stato ribattezzato “PolExit”. Quel che è certo è che Varsavia, dopo la decisione della Corte Costituzionale della Polonia, da un lato ha messo in grave imbarazzo Bruxelles mentre dall’altro ha ringalluzzito le forze sovraniste di tutta Europa.

In ballo, come sancito dai giudici polacchi, c’è la questione del primato della legge comunitaria su quello degli ordinamenti nazionali. Che si tratti di una partita importante – e dalle conseguenze difficilmente ipotizzabili – lo si capisce dalle reazioni di quanti da Bruxelles, pur predicando prudenza, fanno capire a chiare lettere che bisogna trovare una soluzione al più presto.

“Sono profondamente preoccupata” ha esordito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, spiegando di aver “dato istruzione ai servizi della Commissione di fare un’analisi approfondita e veloce” della decisione così da poter decidere i passi successivi. Del resto, prosegue la leader, “i nostri Trattati sono molto chiari. Tutte le sentenze della Corte di giustizia Ue sono vincolanti e la legge Ue ha il primato sulla legge nazionale”. Certezze granitiche per le quali, conclude la von der Leyen: “Useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei Trattati per assicurare” il diritto comunitario.

TIFO DA STADIO. Così si assiste a una crisi giuridica che può creare davvero gravi danni all’Ue e a tutti i Paesi membri che, come dimostrato dalla pandemia, trovano in Bruxelles un alleato e non un nemico. Peccato che a pensarla diversamente siano i sovranisti di tutta Europa che, invece, plaudono a Varsavia per quello che definiscono un successo. Da Marine Le Pen (nella foto), leader del Rassemblement National e candidata alle prossime elezioni presidenziali francesi, a Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, arrivano scroscianti applausi all’indirizzo del premier polacco Mateusz Morawiecki.

La prima accusa l’Unione europea di essere “tentata dall’instaurare una dittatura giacobina”, plaudendo alla mossa dei giudici polacchi, mentre la seconda sostiene che “Fratelli d’Italia la pensa come le Corti costituzionali tedesca, polacca e altre, ossia che la Costituzione voluta, votata e difesa dal popolo italiano viene prima delle norme decise a Bruxelles. Perché si può stare in Europa anche a testa alta, non solo in ginocchio come vorrebbe la sinistra”.

Si tratta di una dichiarazione difficile da comprendere alla luce del fatto che appare sospetto che simili – e importanti – questioni arrivino a distanza di ben 17 anni dalla firma dei trattati. Non solo. Pur dando per buono un certo lassismo da parte di Varsavia nell’analizzare la questione, bisogna notare come la ratifica non è stata minimamente imposta o forzata ma è arrivata con il consenso del popolo e dei governi precedenti. Sempre per la Meloni quanto accaduto è analogo a “quanto fatto più volte dalla Germania della Merkel che ha ribadito che le norme europee si applicano solo se non ledono l’interesse nazionale tedesco e non contrastano con la loro Costituzione”.

Si tratta della “clausula di supremazia” tedesca che, però, non riguarda il diritto Ue ma i rapporti fra lo stato federale e il governo dei singoli Land. Ma che non ci sia niente da esultare è evidente anche dal fatto che la decisione dei giudici polacchi mette a repentaglio anche i fondi del Recovery che ora potrebbero svanire nel nulla. Lo sa bene Giuseppe Conte che spiega: “Vedo commenti politici entusiastici dalla destra italiana: é una follia. Questo sovranismo a buon mercato lo dobbiamo scacciare via, perché se avessimo dato retta a loro durante la pandemia l’Italia sarebbe stata distrutta”.