Porte girevoli tra toghe e politica. Un errore affossare la legge M5S. Parla Saitta, capogruppo in Commissione Giustizia: “Chi si candida non può tornare a fare il pm o il giudice”

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Onorevole Eugenio Saitta, sembra proprio che dopo il caso Maresca la politica ha scoperto lo scandalo delle porte girevoli. Eppure quando l’ex ministro della Giustizia Bonafede aveva cercato di porre rimedio al fenomeno, nessuno lo ha seguito. Come mai?
“Il fenomeno delle cosiddette ‘porte girevoli’, così come quello delle degenerazioni del correntismo, non sono fenomeni nuovi ma sono esplosi negli ultimi anni: quello che è stato definito il ‘caso Maresca’ è solo l’ultimo in ordine di tempo. La riforma Bonafede è coraggiosa, cioè proprio quello che serve per recedere questi legami, e siamo contenti che si parta da quella base”.

Dopo il via libera al ritorno in magistratura di Maresca dato dal Csm, tra i tanti che ora si scandalizzano c’è il vicepresidente Ermini. Ma il Csm, in quanto organo di autogoverno delle toghe, non poteva fare proprio niente?
“Rispetto a pieno il principio della separazione dei poteri quindi anche l’autonomia del Csm. È chiaro che c’è qualcosa che non va e per questo stiamo lavorando in sintonia con la ministra Cartabia”.

In attesa che qualcuno si svegli i consiglieri del Csm di Magistratura Indipendente, dopo aver ricordato di aver già dato parere positivo alla riforma Bonafede in passato, hanno chiesto al Comitato di Presidenza di adottare una Risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura. Per il momento può bastare quest’iniziativa?
“Questi sono affari interni al Csm in cui non entro, dico che è chiaro più che mai che serva intervenire con una riforma organica, equilibrata e che arrivi in tempi ragionevoli. Nelle due precedenti esperienze di governo siamo arrivati ad approvare due riforme in consiglio dei ministri con due esecutivi diversi. Confidiamo che la terza sia la volta buona”.

Contro le porte girevoli si è scagliata anche la ministra Cartabia sostenendo che porterà alla maggioranza una proposta per evitare il ripetersi di casi simili. In altre parole quello che era già previsto nella riforma Bonafede e che l’attuale maggioranza ha smantellato quasi interamente. Non lo trova strano?
“La Lega nel primo governo l’ha votata in cdm, così come Pd, Leu e Italia Viva nel secondo governo Conte. Quindi non direi che è stata smantellata quanto che la caduta anticipata dei due governi ci ha costretto a ripartire da principio. Quindi non trovo strano che, a partire dalla Guardasigilli, siamo tutti d’accordo a procedere allo stop alle porte girevoli fra politica e magistratura”.

Qual è la ricetta che il Movimento 5 Stelle propone per mettere fine a questo annoso problema e perché gli altri partiti farebbero bene a seguirvi?
“La soluzione richiede delle misure nette. Chi decide di entrare in politica non potrà più tornare a fare il giudice o il pm. Ne va della credibilità dell’intera magistratura che, oltre a esserlo, deve anche apparire imparziale. Anche i passaggi da funzione giudicante a requirente devono essere ridotti, così come va posta una stretta ai cosiddetti ‘fuori ruolo’. Quando parliamo di riforma del Cdm ci riferiamo ad un tema intimamente connesso alla salute della nostra democrazia. Valorizzare la magistratura senza minarne l’autonomia e ridarle il prestigio che merita agli occhi dei cittadini non può che essere un obiettivo comune a tutti i partiti, o per lo meno a tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Paese. Per realizzare tutto ciò, sulla scorta dell’impianto dalla legge Bonafede, non possiamo prescindere da due elementi: stop alle ‘porte girevoli’ e alla degenerazione delle correnti”.