Zero virgola uno posti letto ogni mille persone riservati ai malati psichiatrici. No, non è un errore di stampa ma è la realtà, nuda e cruda, che emerge dal terzo rapporto del Gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto superiore di sanità. Un dato shock quello italiano che diventa ancor più grave alla luce della media Ocse che, dati alla mano, è sei volte maggiore.
Ospedali vuoti, bisogni pieni
Dal 2020 le dimissioni dai reparti psichiatrici calano segnando un dato in flessione del 14% rispetto al periodo pre-pandemia da Covid-19. Può sembrare il segno di un miglioramento, ma non lo è.
La realtà, infatti, parla di una riduzione dei posti letto che avanza inesorabile, portando alla diminuzione dei ricoveri. E la cosa peggiore è che il dato varia di regione in regione. Al Sud, in Sardegna e in molte aree del Centro, salvo poche eccezioni, i posti letto sono stabilmente e sensibilmente inferiori a quelli disponibili nel Nord,.
Territorio che arretra, silenziosamente
E non è tutto. Dal 2017 al 2023 sono diminuite le strutture psichiatriche territoriali (-18,5%) e le strutture psichiatriche residenziali (-13%) e, dal 2020, anche le strutture psichiatriche semiresidenziali (-12,5%).
Peccato che contestualmente non diminuisce la domanda di assistenza da parte di chi soffre di patologie psichiatriche. Al contrario la domanda continua a crescere tanto che dal 2022 al 2023 è aumentata del 10% la quota di popolazione che accede almeno a una visita psichiatrica. Sono 169,5 pazienti ogni 100mila abitanti.
Davanti a questa vera e propria piaga, crescono le prescrizioni di antipsicotici che dal 2015 al 2023 hanno fatto segnare un vero e proprio boom, con un aumento stimato in +63%.