Allarme povertà. Il reddito di cittadinanza da solo non basta. Parla il presidente delle Acli, Roberto Rossini: “Ben venga, ma serve subito un grande piano per il Lavoro”

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Sfondato il muro dei cinque milioni di poveri nel 2017. L’Italia continua ad affondare inesorabilmente portando a casa il record di persone in povertà assoluta dall’inizio delle rilevazioni storiche dell’Istat, cominciate nel 2005. Il dato è allarmante, ma non sorprende più di tanto il Presidente delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), Roberto Rossini, intervistato da La Notizia.

Come commenta gli ultimi dati che tratteggiano un quadro drammatico per il Belpaese?
“Ci si aspettava un aumento della povertà e non una diminuzione. L’aspetto positivo è l’entrata in vigore, dal 1 dicembre 2017, del reddito di inclusione che potrà certamente attenuare le condizioni di miseria producendo effetti positivi per l’anno in corso”.

I primi dati sul Reddito d’inclusione (Rei) fanno ben sperare…
“La strada intrapresa è quella giusta. Si tratta di uno strumento che va consolidato. Il Rei rappresenta una risorsa fondamentale per molte persone che si trovano in condizione di povertà assoluta. L’assegno non prevede una grande cifra, ma il sostegno ai beneficiari non riguarda soltanto il lavoro. È uno strumento che interviene anche sull’inclusione vera e propria del lavoratore e della sua famiglia”.

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio è tornato a rilanciare il cavallo di battaglia dei Cinque Stelle: il reddito di cittadinanza. Può davvero essere la soluzione?
“Il reddito di cittadinanza può aiutare. Ben venga, ci sembra una proposta interessante. Si tratta di un progetto che lavora sulle conseguenze, ma il vero intervento va fatto sulle cause. Serve, quindi, un intervento strutturale sulle politiche del Lavoro”.

Intanto nei nuclei con persona di riferimento operaio, l’incidenza della povertà assoluta è salita alle stelle. Come lo spiega?
“Questo è un dato costante. C’è una relazione diretta tra povertà e classe sociale. Quando il capo famiglia ha un titolo di studio più basso la povertà aumenta. Vi è una correlazione sul piano scientifico che, però, dal punto di vista politico risulta drammatica”.

Per non parlare dei dati sulla disoccupazione giovanile.
“In Italia più sei giovane e più sei povero. Per questo motivo risulta assolutamente prioritario rispetto ad ogni altro discorso un grande piano per il Lavoro. Non c’è più tempo da perdere”.