Prima il Sud. Salvini non parla più di Autonomia. Il segretario leghista gela i suoi governatori. Ormai l’obiettivo sono la Capitale e la conquista del Mezzogiorno. E pazienza per le promesse fatte al Nord

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“Per la prima volta apriamo una sede a Roma, credo entro fine mese. Ma la sede centrale rimane a Milano”. Ha dovuto ribadire il concetto che la Lega resta un partito vicino alle istanze del Nord, Matteo Salvini ieri mattina parlando a Roma a “La Forza delle Regioni”, una sorta di Stati generali con i governatori, assessori e consiglieri regionali del suo partito. Non a caso il governatore del Veneto Luca Zaia, entrando alla riunione al palazzo delle Esposizioni, ha tenuto a precisare che la Lega “Non è diventata una formazione romanocentrica. Ognuno porta la sua identità e la sua storia, il progetto è nazionale ma nel rispetto del nostro passato”. In realtà non deve essere facile per il presidente di una regione che il 22 ottobre 2017 ha votato in massa per il referendum sull’autonomia.

La percentuale con il quale vinse il Sì fu bulgara: 98,1%, poco superiore a quella ottenuta dai sì in Lombardia (95%). l referendum però erano consultivi e non vincolanti, ma ebbero comunque un valore politico: il voto dei cittadini sarebbe dovuto servire alle regioni per avere più potere contrattuale al tavolo delle trattative con il governo sulla richiesta di maggiore autonomia nei limiti del dettato costituzionale. Potere che di fatto poi non si è concretizzato né quando la Lega faceva parte dell’esecutivo, né tantomeno adesso. Peraltro, l’argomento più utilizzato dal Carroccio e dai governatori promotori, il lombardo Roberto Maroni (oggi la battaglia per l’autonomia è portata avanti dal suo successore Attilio Fontana) e il veneto Zaia, – ovvero l’autonomia fiscale – non è compreso nell’elenco delle 23 materie di contrattazione previste dagli articoli 116 e 117 della Costituzione.

Zaia oggi è tornato sull’argomento: “Autonomia rinviata? Se qualcuno dice questo significa che non rispetta il popolo. Spero vivamente che la legge quadro venga varata dal cdm e vada in Parlamento al più presto”. Parole a cui fanno eco quelle di Fontana: “Il Nord non si senta abbandonato dalla Lega”. Non lascia peò margine di dubbio la laconica risposta del segretario federale: “Il tema dell’Autonomia sarà oggetto dei tavoli di oggi, ma non mi aspetto nulla dal governo Conte. Uno dei motivi per cui si è fermato il governo con il M5s sono stati i loro no alle autonomie e questo è uno dei governi più centralisti dal Dopoguerra ad oggi”. La verità è che le priorità di Salvini sono ben altre: avanti tutta sul progetto di Lega nazionale, conquista del Campidoglio e di almeno una regione del Sud con un candidato governatore leghista.

Da mesi il segretario federale attacca senza tregua l’amministrazione di Virginia Raggi, denunciando con cadenza pressoché quotidiana le sue criticità, e lancia messaggi ai suoi alleati di coalizione: “L’anno prossimo, voteranno tante città, vogliamo arrivarci pronti allargando i confini del centrodestra e coinvolgendo gente nuova, fresca con idee giovani e concrete”. Una vera e propria Opa leghista sulle prossime candidature: “Non parlo di nomi ma di idee: alle regionali come alle comunali dobbiamo scegliere la squadra migliore”. Inevitabile la replica di FdI. Giorgia Meloni da Milano ribadisce che “Raffaele Fitto in Puglia è una candidatura estremamente autorevole. Cosi’ e’ stato pattuito e mi aspetto che tutti rispettino i patti”.

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