Primavalle come Scampia. In mano a cosche e baby pusher. Solo ieri a Roma arrestati 31 trafficanti di droga. Nei ghetti il crimine si è preso tutti i poteri dello Stato

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Sembra proprio che non ci sia speranza per le periferie della Capitale. Del resto se ne parla sempre troppo poco, come se ignorando il problema questo possa magicamente passare in cavalleria, e solo quando scoppia una rivolta da parte dei cittadini esasperati o in occasione dell’ennesimo blitz di polizia. Non fa eccezione la giornata di ieri quando a finire sulle prime pagine dei giornali è stato il quartiere Primavalle, uno dei più popolosi di Roma, dov’è stata smantellata, con ben 31 misure di custodia cautelare, un’organizzazione di spacciatori. Potrebbe bastare questo per ricordarci come la situazione delle periferie sia critica ma, sfortunatamente, c’è dell’altro. Eh si perché in questi ultimi arresti c’è qualcosa di inedito nella storia della Capitale che lascia sgomenti in quanto tra gli arrestati ci sono due minorenni.

BRUTTA SORPRESA. Così quella che sembrava un’attività di polizia come tante, diventa la prova schiacciante di come la città Eterna, resa vulnerabile da una crisi economica iniziata nel 2008 e mai finita, ormai sta seguendo la strada già intrapresa dalla Campania: arruolare baby pusher tra le fila della malavita. Adolescenti a malapena quattordicenni, reclutati dai clan sulla scia del malessere in cui versano i residenti di queste aree dimenticate da tutti, che fanno il lavoro sporco per conto dei grandi che, così, sperano di riuscire a farla franca.

IL MODELLO SECONDIGLIANO. In altre parole le periferie romane hanno sposato il sistema che da anni ha reso le Vele di Secondigliano, a Napoli, il più grande supermarket della droga d’Italia. Zone in mano al crimine, il quale prospera nel degrado, in cui istituzioni e autorità vengono lasciate fuori. Aree dove ai troppi disagi, i residenti hanno cercato di dare una risposta organizzandosi tra loro, purtroppo sempre più spesso rifugiandosi nell’illegalità, creando uno Stato nello Stato. Un welfare malavitoso, ossia la cosa più sbagliata che si possa immaginare di fare, in cui anche un ragazzino può sognare di “svoltare”, trovando lavoro come vedetta o come pusher e magari, poco a poco, fare carriera fino a diventare un boss di quelli tanto in voga nelle serie tv come Gomorra e Romanzo Criminale.

TERRA DI NESSUNO. Insomma si tratta di terre di nessuno di cui i politici sembrano ricordarne l’esistenza solo quando sono a caccia di voti. Le classiche passerelle elettorali in cui vengono fatte promesse roboanti che poi, con regolarità disarmante, vengono dimenticate appena le urne vengono chiuse. Eppure di cose da fare ce ne sarebbero molte. Infatti in questi quartieri il trasposto pubblico locale è latitante, c’è carenza pressoché totale di politiche per gli alloggi popolari e manca un piano per l’edilizia scolastica, c’è scarsità dei servizi pubblici assistenziali in favore delle persone bisognose e, quasi sempre, mancano occasioni lavorative e di mobilità.

Purtroppo il vero problema è che la politica per anni ha abdicato al suo ruolo di proporre soluzioni e solo di recente, per la precisione con l’era della sindaca Virginia Raggi, qualcosa sembra finalmente smuoversi. Infatti la prima cittadina ha rimesso al centro del discorso le periferie, basti pensare agli acquisti di autobus per potenziare il trasporto pubblico in queste zone, allo sblocco delle graduatorie per le case popolari e, in ultimo, l’aver cercato di combattere il degrado dei campi rom e dei centri di accoglienza che proprio nelle periferie abbondano. Certo si tratta della classica goccia nel mare, visti i danni di decenni di malgoverno, ma da qualche parte si doveva pur cominciare.