Processo ai fiscalisti della Lega. Chiesti 4 anni per Di Rubba e Manzoni. Gli imputati sono accusati di peculato e reati fiscali. La sentenza prevista il primo giugno

fiscalisti Lega Di Rubba
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Si avvicina a grandi passi la resa dei conti per i due fiscalisti della Lega, Alberto Di Rubba (nella foto) e Andrea Manzoni, coinvolti nella compravendita gonfiata di un immobile a Cormano da parte della Lombardia film commission. Nel corso dell’ultima udienza, celebrata con il rito abbreviato davanti al gup di Milano Guido Salvini, il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pubblico ministero Stefano Civardi hanno chiesto al giudice di condannare Di Rubba a quattro anni e otto mesi di carcere e Manzoni a quattro anni.

Si tratta di una pesante richiesta per i due revisori contabili della Lega in Parlamento, a cui i magistrati meneghini contestano il peculato e la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, contro cui si è scagliato l’avvocato Piermaria Corso affermando che le difese hanno già “illustrato le posizioni” dei propri assistiti “escludendo l’esistenza e la configurabilità dei reati contestati”. Ora la palla passa al gup Salvini che salvo colpi di scena, nella prossima udienza prevista per il prossimo 1 giugno, emetterà il proprio verdetto.

IL GRANDE ASSENTE. Un procedimento, ritenuto parallelo a quello genovese sui fondi della Lega spariti nel nulla, nel quale tra le parti civili spiccano la Lombardia film commission, la quale ha chiesto un risarcimento danni pari a 1 milione e 700 mila euro, e il Comune di Milano. Grande assente, invece, il Pirellone a trazione Lega che ha preferito restare fuori dal processo scatenando una pioggia di critiche da parte delle opposizioni in regione.

A denunciarlo è soprattutto Monica Forte, presidente grillina della Commissione Antimafia in Lombardia, che ieri ha tuonato: “Regione Lombardia fa finta di non vedere quello che sembra chiaro a tutti. La magistratura ha chiesto una condanna esemplare per i due revisori contabili Di Rubba e Manzoni, Lombardia film commission 1,7 milioni di danni e il Comune un risarcimento da 117 mila euro”. In tutto, questo, si chiede la grillina, “la Regione dov’è? Ancora una volta tace ed è la grande assente. Non si è costituita parte civile” e “non ha seguito le indicazioni del Collegio dei Revisori di Regione”.

LA PISTA DEL DENARO. Che qualcosa di strano ci sia dietro l’acquisto dell’immobile di Cormano, è già stato certificato dai patteggiamenti di altri tre imputati avvenuti nei mesi scorsi. Si tratta di Michele Scillieri, il terzo commercialista arrestato nell’ambito di quest’indagine che ha concordato con la Procura una pena a 3 anni e 4 mesi di reclusione, del presunto prestanome Luca Sostegni che ha patteggiato una pena a 4 anni e 10 mesi, e dell’imprenditore Fabio Barbarossa.

Del resto nel corso delle indagini, stando alla ricostruzione dell’accusa, è emerso che il bando per la ricerca della nuova sede per la Lombardia film commission era stato confezionato ad arte, tarandolo sulle caratteristiche del capannone di Cormano che poi venne venduto, tra il 2017 e il 2018, al prezzo gonfiato di 800 mila euro. Parte di quei soldi, sempre secondo i magistrati, sarebbe poi finita nelle tasche degli imputati. Ma c’è di più.

L’inchiesta dei pm milanesi si è più volte intrecciata (leggi l’articolo) con quella portata avanti dai colleghi di Genova che, ormai da anni, stanno dando la caccia ai 49 milioni di euro indebitamente percepiti dalla Lega e poi spariti nel nulla. Lo sanno bene i magistrati di Milano che lo hanno ribadito anche ieri in aula quando, durante la requisitoria, hanno definito l’inchiesta genovese come “un tesoro” pieno di risorse investigative utili per il processo.