Profilo bassissimo e carambole continue e fortunate. Così Paolo Gentiloni è arrivato a Palazzo Chigi

di Stefano Sansonetti
Politica

Paolo Gentiloni è senza dubbio l’uomo della carambola più fortunata. Nominato ministro degli Esteri a fine ottobre 2014, giusto per rimpiazzare Federica Mogherini traslocata alla Commissione europea, adesso Paolo Gentiloni si vede proiettato nientemeno che a palazzo Chigi. E così, di rimbalzo o di sponda, i giorni scorsi hanno messo a fuoco più di altri proprio il suo profilo. Sarà dunque Gentiloni il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, accontentando così proprio il premier uscente. Renzi, infatti, non dovrebbe scorgere in lui l’ombra del “traditore” che molti vedono stagliarsi dalla figura del ministro dei beni culturali, Dario Franceschini. Sempre dal punto di vista dell’ex sindaco di Firenze, poi, Gentiloni darebbe maggiori garanzie di “fedeltà” rispetto a un Pier Carlo Padoan o a un Graziano Delrio.

Cordate – Nei giorni scorsi La Notizia (vedi il numero del 7 dicembre) aveva fatto riferimento alla rete dalemian-lettiana del ministro dell’economia, che ha frequentato a lungo la fondazione Italianeuropei e che adesso si ritrova il suo gabinetto ministeriale infarcito di uomini vicini a Letta jr. Di Delrio si era rammentato il repentino passaggio dalla poltrona di sottosegretario di palazzo Chigi a quella di ministro delle infrastrutture, trasloco che a molti aveva fatto venire in mente il più classico dei “promoveatur ut amoveatur”. Insomma, all’interno di questo ragionamento Gentiloni guadagnerebbe un automatico vantaggio rispetto agli altri due ministri in quanto profilo meno “pericoloso” per Renzi. Inoltre, sempre seguendo questo filo, il titolare della Farnesina si presterebbe più di altri a traghettare il Paese verso elezioni da far svolgere non più tardi di giugno. Scenario che andrebbe molto bene a Renzi, visto che il premier uscente ha capito di non poter contare su un voto immediato, ma al contempo ha timore del logoramento che potrebbe subire all’interno del Pd con un Esecutivo che prosegue il sui cammino fino al 2018.

Ancora, Gentiloni è uno dei tanti figli e figliocci di Francesco Rutelli, colui che spesso ha ricordato di essere uno dei padri politici dello stesso Renzi. Non tutti ricordano che l’attuale ministro degli esteri, dopo una giovanile infuatuazione per alcuni movimenti della sinistra extraparlamentare, approdò nella grande famiglia di Legambiente. Ed è proprio qui che legò con Rutelli, il quale lo lanciò come suo portavoce nell’avventura da sindaco di Roma cominciata nel 1993.

Le altre tappe – Successivamente Gentiloni fu anche promosso assessore al Giubileo e al turismo. Poi l’ingresso in parlamento con la Margherita, e la successiva esperienza da ministro delle comunicazioni con il Governo Prodi II (2006-2008). Certo, non sono mancati momenti difficili e gaffe. Al 2013 risale il suo tentativo di correre alle primarie di centrosinistra per la poltrona di sindaco di Roma. Una gara che lo ha visto arrivare dietro Ignazio Marino e David Sassoli. Più di recente ci si è messo quello che ha rischiato di trasformarsi in un autentico incidente diplomatico. Qualche mese fa all’Unesco è passata con l’astensione dell’Italia una delibera che cancella ogni legame tra gli ebrei e il Monte del Tempio a Gerusalemme. L’immobilismo della nostra diplomazia ha fatto infuriare Israele e ha spinto lo stesso Renzi a chiedere conto dell’accaduto al suo ministro dgeli esteri. Ma forse tutto questo è acqua passata. E Gentiloni, grazie al solito gioco propizio di incastri e carambole, potrebbe fare davvero il colpaccio.

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