Prove di guerra nei parchi: l’Europa può punirci

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Antonello Di Lella

Da una parte l’esigenza di tutelare l’ambiente, dall’altra quella di preparare i nostri militari ad eventuali interventi in teatri di guerra. Nel bel mezzo il dibattito sulle servitù militari che porta con sé temi che si intrecciano quali la sicurezza, la tutela e lo sviluppo delle comunità che ospitano attività come quelle delle esercitazioni militari. Prove di guerra che vanno avanti senza sosta da nord a sud all’interno di aree naturali protette. E mentre da qualche mese procedono le audizioni alla Commissione Difesa della Camera nell’ambito di un’indagine conoscitiva in materia di servitù militari, si continua a sparare e in qualche caso a deturpare le nostre ricchezze ambientali. Alla fine del giro di chiamate di tutte le parti in causa, si arriverà, il 19 giugno, alla conferenza nazionale sulle servitù militari, la 2^ dopo 33 anni. Un appuntamento storico. In quell’occasione potrebbero essere individuate eventuali proposte di modifiche legislative. I suggerimenti, corredati di incartamenti, sono già pervenuti alla Commissione. Una patata bollente nelle mani del ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Il rischio sanzioni Ue
Le esercitazioni militari potrebbero causarci anche nuove contestazioni da parte dell’Europa. Che in materia ambientale non è disposta a fare sconti. Legambiente denuncia la violazione della legge 394/91 sulle aree protette e anche la direttiva Habitat 92/43 Cee. Inadempienze che nel peggiore dei casi potrebbero aprire anche nuove procedure d’infrazione da parte di Strasburgo. Nell’audizione in Commissione alla Camera, però, Legambiente è andata ben oltre sollevando la questione dello svolgimento delle esercitazioni da parte delle autorità militari anche in assenza di autorizzazione da parte dei responsabili delle aree naturali. L’associazione ambientalista denuncia un abuso del segreto militare per bypassare gli enti. Ma la violazione più grande è rappresentata dal fatto che nelle aree protette è vietato nella maniera più assoluta l’introduzione di armi. Una proposta per liberare le aree protette dalle servitù militari era stata fatta dal presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, in Puglia, senza che però si sia giunti a un’intesa. Mentre in Parlamento giace la proposta di legge di Donatella Duranti (Sel) che punta alla modifica dell’art. 357 del codice dell’ordinamento militare finalizzata a vietare aree addestrative all’interno di aree naturali protette. Quello dell’Alta Murgia è forse il caso più eclatante, essendo l’unico parco nazionale dove vengono effettuate abitualmente le esercitazioni. L’ente parco lamenta la possibilità delle forze armate di fissare le prove senza alcun preavviso. Ma non è detto che si possa raggiungere un’intesa. Il ministro Pinotti, in alcune uscite pubbliche, ha già confermato la disponibilità a trovare una mediazione con le comunità locali. Fermo restando, però, la necessità di individuare soluzioni alternative per effettuare le prove militari perché, spiega il ministro “le esercitazioni si devono fare”.

Nuove denunce
Attività militari vengono denunciate pure a Lecce, nel poligono militare di Torre Veneri, all’interno di un sito di importanza comunitaria e patrimonio di biodiversità. La segnalazione arriva dall’associazione Lecce Bene Comune, che pone l’accento sull’impatto delle operazioni militari sull’ecosistema: “Attività svolte senza una valutazione d’incidenza ambientale obbligatoria”. Altro poligono militare all’interno di un sito d’interesse comunitario quello di Capo Teulada in Sardegna. Ma gli esempi non mancano davvero e una situazione simile viene registrata pure in Sicilia, al poligono militare di Drasy in provincia di Agrigento, nelle vicinanze della riserva naturale di Punta Bianca e scoglio Patella. Qui tirano al bersaglio anche i soldati americani. E non manca l’artiglieria pesante. Altro tema scottante quello delle bonifiche. Sostanze tossiche sono state ritrovate in tante aree prestate negli anni a percorsi di addestramento. Altri nodi, secondo Legambiente, riguardano il recupero delle aree militari non più utilizzate. Ma per saperne qualcosa in più non resta che attendere la Conferenza.