Putin nasconde il dissenso. Prova di forza contro l’Occidente. Show nello stadio per mostrare che i russi sono con lui. Ma ancora una volta evita di usare la parola guerra

Russia
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Lo stadio gremito all’inverosimile, la folla festante e le bandiere sventolanti al vento. Sembra incredibile ma non si parla di una partita di Champion’s league, tanto meno del concerto di una star del rock, quanto dell’ultima apparizione pubblica di Vladimir Putin. Questo lo spettacolo – perché di questo si è trattato – che ieri (leggi l’articolo), in occasione dell’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea, è stato pianificato con cura dal Cremlino con il preciso scopo di mandare un messaggio all’occidente.

Già perché l’intero evento, curato con una regia a dir poco cinematografica, non è stato la celebrazione di una ricorrenza – evidentemente molto sentita a Mosca – quanto la rappresentazione dell’unità del popolo russo con il suo leader. Insomma se Putin ha sempre detto che i cittadini dell’intera Federazione, anche per effetto della martellante propaganda, sono con lui, questa volta ha voluto letteralmente darne prova visiva con un tripudio di bandiere russe e vessilli su cui campeggiava l’ormai famigerata ‘Z’, diventata tristemente il simbolo di questa assurda guerra.

Che l’evento fosse più per l’occidente che per i russi, lo si è capito ancor di più dal discorso surreale del leader del Cremlino. “Non c’è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici”. È con questa delirante citazione del vangelo secondo Giovanni che inizia l’intervento di Putin volto a spiegare, davanti alla folla in festa, le ragioni che lo hanno spinto a lanciare l’offensiva contro l’Ucraina di Volodymyr Zelensky.

“Kiev stava organizzando da tempo spedizioni punitive e attacchi militari contro il Donbass, questo è davvero un genocidio”, “fermare tutto ciò era l’unico obiettivo dell’operazione speciale” ha spiegato lo zar raccontando per l’ennesima volta frottole sentite e risentite. “Abbiamo fatto risorgere la Crimea, che era un territorio abbandonato dagli ucraini. L’abbiamo fatto grazie ai suoi abitanti, che venivano umiliati di continuo e fanno parte del nostro popolo. Sono loro che hanno fatto la scelta giusta, ponendo un ostacolo al nazionalismo e al nazismo” ha aggiunto Putin spiegando che, a suo dire, tutto ciò ancora “continua ad essere presente nel Donbass” dove sono pressoché quotidiane le “operazioni punitive contro la popolazione”.

“I nostri fratelli russi sono stati vittime anche di attacchi aerei. Questo è l’esempio di quello che noi chiamiamo genocidio. Evitarlo è l’obiettivo della nostra operazione militare” ha spiegato. Il leader della Russia, apparso in ottima forma, recita senza difficoltà il ruolo di capo popolo – secondo alcuni scimmiottando i comizi del suo amico Donald Trump – come dimostrano le ovazioni e gli scroscianti applausi dopo ogni sua affermazione. “I nostri ragazzi si proteggono l’un altro in battaglia, offrendo il loro corpo a protezione del compagno” insiste Putin “loro sono il simbolo del fatto che non siamo mai stati uniti come lo siamo oggi”.

Poi, se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, sembra quasi rivolgersi direttamente e gelidamente al mondo che ancora dubita del successo della sua guerra: “Sappiamo esattamente cosa fare. Come e a spese di chi. E attueremo tutti i nostri piani”. Un discorso secco in cui non è mancato anche un giallo perché la diretta tv è stata interrotta, mandando al posto delle immagini del leader – che in quel momento stava ricordando il santo protettore degli arsenali nucleari – quelle dello spettacolo organizzato per l’occasione con un artista che si esibiva in canzoni patriottiche.

Quel che è certo è che questo evento deve far riflettere perché dimostra che lo zar è pronto a tirar dritto. Poco importano le sanzioni, dure ma non troppo, o il rischio default sbandierato dalle agenzie di rating e regolarmente posticipato, lui andrà avanti. Putin ha scelto di prendersi la scena e sta mettendo in moto un piano ragionato che solo lui conosce. Questo devono capirlo gli Stati Uniti e l’Unione europea che non possono continuare a brancolare nel buio, dando luogo a una vana rincorsa, ma devono capire – e di corsa – quale sia il piano dello zar per poterlo anticipare e, ove possibile, contrastare.

Questo perché proprio dal bagno di folla di ieri e dalle sue parole che rimandano al sogno di ridare vita ad un nuovo impero, la sensazione è che il progetto di Putin potrebbe non limitarsi all’attuale conflitto. E se malauguratamente fosse questo il caso, è bene farsi trovare pronti.