Quattro sindacalisti fanno ponte con uno sciopero. Ennesimo venerdì nero: il Paese in ostaggio senza treni, aerei e bus

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il solito venerdì di caos. Che poi, per l’ennesima volta, conviene cominciare il ragionamento proprio riflettendo sul giorno: venerdì. Perché in Italia non si sciopera mai in mezzo alla settimana, magari di mercoledì o giovedì? Non è che, dietro le varie rivendicazioni, si cela anche la voglia di approfittarsene per fare un bel week end lungo? La domanda resta tutta sul piatto. Ed è incontestabile, vista la lunga sequenza di astensioni collocate puntualmente il giorno prima della fine della settimana. L’ultima novità in ordine di tempo riguarda il trasporto aereo e ferroviario: un arco che va da Fs e Ntv, in genere acerrimi nemici, fino ad Alitalia. Oggi, venerdì, saranno loro a fermarsi, rischiando di far precipitare gli utenti nel caos.

La scelta – Insomma, il venerdì non è il migliore dei biglietti da visita per chi organizza uno sciopero basandolo su una rivendicazione di diritti. Senza contare la questione sindacati. Eh sì, perché ormai la statistiche più aggioranate dicono che le grandi sigle hanno iscritti drammaticamente in calo. I sindacati di base non sono più quelli di una volta. Al punto che viene sempre più spesso da chiedersi chi rappresentino veramente. E se per qualche istante pensino alle condizioni imposte agli utenti. Ma questa è una storia che ormai si trascina da tempo. Curioso poi notare la motivazione dell’astensione indetta per domani. La protesta, infatti, è stata organizzata dai sindacati di base (Cub-Sgb,Usi-Ait, Cobas Lavoro privato) a “difesa del diritto di sciopero e contro le privatizzazioni e liberalizzazioni del settore”. Ma che vuol dire opporsi a privatizzazioni e liberalizzazioni, che peraltro sono concetti molto diversi, se l’alternativa devono essere venerdì di ordinaria follia? Insomma, ancora una volta non si capisce bene dove vogliano andare a parare gli organizzatori, mischiando anche situazioni molto diverse: Alitalia, alle prese con una complicatissima procedura di amministrazione straordinaria, e Ferrovie dello Stato, a metà strada tra una fusione con l’Anas e un’ipotesi di quotazione in Borsa sempre evocata ma mai portata a termine. C’è poi un altro punto che merita attenzione. In tutto questo, viene da chiedersi, che cosa fa il Garante sugli scioperi? Ok, si cura ogni volta di far rispettare i livelli minimi di servizio. E quando capita si trova a comminare sanzioni che certo non sono un valido deterrente rispetto a comportamenti che poi di ripresentano puntualmente.

I nodi – Allora sarebbe il caso di far funzionare meglio questa Authority, che fa parlare di sé quando c’è qualche sciopero per poi ripiombare nel più assoluto silenzio. Chissà, forse sarebbe il caso di dotarla di risorse umane e finanziarie maggiori (richiesta che in genere fanno tutte le Autorità indipendenti nel momento in cui qualcuno accende un faro su di esse). Il dato certo è che il presidio finora esercitato da questo Garante non è stato dei più incisivi. Ed è probabile che anche questa “impalpabilità” convinca i sindacati ad approfittarsene, perché tanto sanno che corrono rischi (anche sanzionatori) particolarmente ridotti. Ieri il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, ha usato parole che dimostrano anche tutta l’impotenza della politica: “Purtroppo sarà un venerdì nero per i trasporti. Noi abbiamo cercato di far ragionare, ma ci saranno difficoltà”.