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Rai, l’Italia non rispetta il Media Freedom Act Ue: “Il prezzo di Telemeloni lo pagano gli italiani”

Le opposizioni all'attacco di Telemeloni: "Domani scatterà la procedura d'infrazione Ue" per la violazione del Media Freedom Act.

Pubblicato il 7 Agosto 2025 - Aggiornato il 7 Agosto 2025 alle 17:08 di Dario Conti
di Dario Conti
Rai, l’Italia non rispetta il Media Freedom Act Ue: “Il prezzo di Telemeloni lo pagano gli italiani”
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Le opposizioni l’hanno ribattezzata Telemeloni Tax. Parliamo della procedura d’infrazione in cui l’Italia “entrerà ufficialmente” da domani per violazione dell’European Media Freedom Act. A denunciarlo sono i parlamentari di opposizione membri della commissione di Vigilanza Rai, che insieme alle associazioni della società civile, parlano di un “fatto gravissimo che allontana il nostro Paese dai principi democratici europei”. La maggioranza in Vigilanza, invece, sottolinea come non ci sia alcuna infrazione.

Per gli esponenti delle opposizioni, il governo Meloni propone una riforma della Rai “che accentra il potere in capo al governo, generando instabilità finanziaria che si traduce in una vera e propria ‘TeleMeloni Tax’ imposta ai cittadini che dovranno pagare i costi dell’infrazione comunitaria”. 

Media Freedom Act, da domani scatta l’infrazione Ue per Telemeloni

La nota viene firmata dai parlamentari della Vigilanza Rai di Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa. Con loro anche le associazioni della società civile impegnate nella difesa dell’informazione libera e indipendente: Articolo 21, MoveOn, NoBavaglio, Libera Informazione, Articolo 5, Giovani Democratici, Unione dei Giovani di Sinistra e Infocivica.

Da domani, sottolineano, l’Italia entrerà in procedura d’infrazione per violazione della “normativa europea che tutela l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione”. I firmatari spiegano in una nota le ragioni della procedura d’infrazione, che sono “tre: l’attuale governance, dove il governo nomina direttamente l’ad, il presidente e la maggioranza del cda; l’assenza di finanziamenti stabili, con risorse decise di anno in anno dall’esecutivo; e la missione della Rai, che continua a operare come concessionaria, invece che come soggetto autonomo incaricato per legge della missione del servizio pubblico, come richiesto dall’Emfa”.

La proposta della maggioranza di governo, continuano parlamentari e associazioni, “non solo non risolve questi problemi, ma li aggrava”. Motivo per cui le opposizioni cercheranno di modificare questa proposta, agendo nel solco del regolamento europeo. “La Rai – conclude la nota – deve tornare a essere un bene comune, non un megafono del potere. L’Italia ha il dovere di rispettare l’Europa e garantire un servizio pubblico libero, autonomo e pluralista”.

La replica della maggioranza: nessuna infrazione

A replicare sono stati i parlamentari del centrodestra in Vigilanza Rai: “Niente di nuovo sotto il sole, e con queste opposizioni non poteva che essere così. Non ci sarà alcuna procedura d’infrazione per violazione del Media Freedom Act a differenza delle falsità che mettono in circolazione i membri delle opposizioni in Vigilanza. Ci risulta così sulla base di verifiche dirette fatte presso l’Ue e che confermano che non ci sarà alcuna procedura verso l’Italia. Peraltro, non ce ne sarebbero stati i presupposti. Non è mai esistita e non esiste una TeleMeloni in Rai, anzi l’azienda non ha mai conosciuto una stagione di pluralismo come adesso”.

 

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