Ranucci, la destra non molla sul giornalista. Ma se lo caccia da Report la Rai e la maggioranza rischiano l’autogol. Ecco perché

Destre ancora all'attacco di Ranucci. Ma in Rai è stallo sulla sostituzione. Nuova bufera per la lettera di una giornalista al Tempo

Ranucci, la destra non molla sul giornalista. Ma se lo caccia da Report la Rai e la maggioranza rischiano l’autogol. Ecco perché

Nonostante la campagna mediatica scatenata dalle destre, con tanto di “Ciao, ciao Ranucci” a nove colonne, campeggiante sulla prima pagina di Libero, il conduttore di Report, per ora, resta al suo posto. Lo stato maggiore di Fratelli d’Italia avrebbe già individuato il suo sostituto al timone del programma d’inchiesta nella persona di Federico Ruffo, attuale conduttore di Mi manda Raitre. Ma una decisione della Rai sul futuro di Ranucci e di Report presa in questo momento sarebbe quantomeno inopportuna.

Ranucci, una decisione politica

Lo ha detto chiaramente il legale del giornalista, Roberto De Vita, sottolineando che ogni iniziativa “sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità” e risulterebbe a tutti gli effetti una scelta politica. L’avvocato ha ribadito ulteriormente il concetto scrivendo: “Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’azienda sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione”.

Quella di De Vita è stata l’unica risposta all’articolo di Libero. La Rai non ha smentito il giornale di Angelucci, che sotto al titolo andava anche oltre, scrivendo: “Decisa la sospensione del conduttore. La Rai offrirà al giornalista un altro incarico all’altezza. L’obiettivo: evitare contenziosi”.

Il precedente Santoro

Il contenzioso, in effetti, sarebbe inevitabile e rischierebbe di portare la Tv di Stato sulla stessa strada scivolosa percorsa dall’azienda all’epoca del licenziamento di Michele Santoro. Il giornalista, a quei tempi conduttore di Sciuscià – Edizione straordinaria su Raiuno (era il 2002), fu vittima del famigerato “editto bulgaro” dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – provvedimento che coinvolse anche un altro autorevole giornalista, Enzo Biagi, e il comico Daniele Luttazzi – e allontanato dalla Rai.

La battaglia legale che ne seguì fu vinta da Santoro: il Giudice del lavoro ordinò alla Rai di reintegrarlo e condannò l’azienda a pagare corposi risarcimenti per danni professionali, stipendi decurtati e spese legali. Alla luce di questi precedenti, le forze di destra – che continuano a fare pressing sui vertici Rai per allontanare il giornalista – dovrebbero riflettere (ma forse lo stanno già facendo) su quello che potrebbe rivelarsi un pericoloso autogol. Un eventuale reintegro di Ranucci potrebbe cadere proprio in concomitanza della prossima tornata elettorale, provocando un effetto boomerang.

Ranucci non querela Forleo

In tutto questo, il diretto interessato preferisce non pronunciarsi. “Non posso dirvi niente”, ha detto Ranucci, “perché la Rai mi ha ricordato che per ogni dichiarazione devo chiedere l’autorizzazione sennò si riapre il codice etico”. Il giornalista ha anche rinunciato alla querela contro Clementina Forleo, magistrata della Corte d’appello di Roma, autrice del post comparso su Facebook il 16 agosto nel quale notava che “in un Paese normale”, il giornalista sarebbe “già stato indagato per estorsione”. Ranucci ha liquidato così la faccenda: “Non gliela faccio perché ha detto correttamente che ha ripreso notizie fatte dal Foglio e da Sottile, quindi ha tracciato i mandanti, diciamo così”.

Pur non comparendo in video, Ranucci ha voluto comunque chiarire alcune questioni, partecipando come “convitato di pietra” alla trasmissione serale di La7, In onda. Il giornalista ha contribuito al dibattito inviando messaggi al conduttore del programma, Luca Telese, e a Emiliano Fittipaldi, direttore di Domani, ospite in studio.”Non ho mai detto alla procura di cercare dei terzi. Non ho mai detto che Lavitola è un caso psichiatrico”, ha scritto a Telese, riferendosi ai virgolettati usciti su Repubblica. Successivamente ha ribadito la cosa con una nota inviata a Fittipaldi: “Ranucci mi chiede di precisare che i virgolettati che gli sono stati attribuiti non sono i suoi, ma dei suoi fan”.

Il nuovo fronte

Ma l’offensiva del centro-destra contro il conduttore di Report non si ferma. Ora spuntano anche accuse di molestie. Alle quali il giornalista ha risposto indirettamente a margine della presentazione ad Asiago del suo libro Il ritorno della casta. “È dal 2000 che faccio i conti con queste cose, quando ritrovai la cassetta di Borsellino e chiesero il mio licenziamento. All’epoca c’era un signore in Rai, che si chiamava Zaccaria, che mi ha difeso. E poi le inchieste sono finite con un’archiviazione”.

Il nuovo fronte aperto ieri dal centro-destra ha origine dalle parole di Angela Camuso, giornalista che ha accusato il conduttore di Report di comportamento scorretto. Questa, in una lettera al quotidiano Il Tempo, ha raccontato di aver ricevuto delle avances da Ranucci dopo un colloquio di lavoro sostenuto nel 2018 nella sede Rai di via Teulada. “Sono ormai due mesi e mezzo che viaggio a una media di 200 articoli al giorno, di cui due terzi sono pieni di falsità”, il commento di Ranucci.