Rapporto choc. Ucciso un giornalista ogni quattro giorni e mezzo. La denuncia dell’Unesco: in crescita le vittime pure in Europa

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Quella del giornalista sembra stia diventando sempre più una professione ad alto rischio. Basti pensare che viene ucciso un giornalista ogni quattro giorni e mezzo. Il dato emerge da un rapporto pubblicato oggi dall’Unesco, nella Giornata Internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, che si celebra il 2 novembre di ogni anno.

I DATI
Negli ultimi dieci anni sono 827 i giornalisti uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. La maggior parte hanno perso la vita nel bel mezzo di conflitti. Addirittura il 59% ha pagato con la vita negli ultimi due anni presi in considerazione dal rapporto che ha coperto il decennio tra il 2006 e il 2015. Territori off limits sono quelli di Siria, l’Iraq, Yemen e Libia. Solo in queste nazioni negli ultimi due anni sono stati ammazzati 78 giornalisti. Il rapporto “Safety of Journalists and the Danger of Impunity” mostra come i decessi sono pochissimi in America Latina. Preoccupazione desta, invece, la crescita delle vittime in Europa e Nordamerica. Ben 11 nel 2015. Quelli che finiscono maggiormente nel mirino sono quelli che si occupano di questioni localistiche. Non solo omicidi, ma anche minacce e torture. Il rapporto dell’Unesco denuncia che: “Bisogna aggiungere una serie infinita di violazioni cui i giornalisti fanno fronte, che includono i sequestri, le detenzioni arbitrarie, la tortura, intimidazioni e vessazioni, sia offline che online, oltre al sequestro o alla distruzione di documenti e materiale”.

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