Recovery fund in bilico. Il Consiglio Ue verso la fumata nera. Non solo il muro sui Coronabond. Stallo pure sulla proposta francese

di Laura Tecce
Politica

L’unica cosa certa è che in Europa le trattative sono sempre più complicate di come le dichiarazioni ufficiali, le strette di mano di circostanza (che in questo caso neanche ci sono perché i vertici in tempi di lockdown si svolgono in videoconferenza) e la tanto sbandierata solidarietà di facciata vogliano far credere. E quella di domani si appresta ad essere l’ennesima occasione mancata: nel Consiglio Ue, i 27 leader potrebbero rimandare ulteriormente qualsiasi decisione definitiva sul Fondo di ricostruzione e sui coronabond.

Cioè sulle richieste avanzata sin dall’inizio dell’Italia ma anche da Francia, Portogallo e Spagna, come ricordato anche ieri nella sua informativa al Senato dal premier Giuseppe Conte: “La risposta comune dell’Europa deve essere ben più consistente di quanto finora prospettato, siamo convinti delle nostre motivazioni. All’inizio eravamo soli, ora sono con noi altri otto Paesi. È fondamentale un European Recovery Fund. Il rapporto dell’Eurogruppo ne richiama la necessità il più velocemente possibile: deve essere capace di strutturarsi con debito comune sui mercati finanziari. Nella trattativa con l’Ue non accetterò un compromesso al ribasso. Qui o vinceremo tutti o perderemo tutti”.

Ma nella trattativa, almeno quella di domani, l’esame (e tantomeno il varo) di un piano Recovery Fund non sarà affrontato, visto che oggi l’argomento è stato tolto dall’ordine del giorno da parte della Commissione Ue: a Bruxelles si limiteranno ad un “dibattito d’orientamento” sulla materia in vista della discussione che si svolgerà domani al vertice dei capi di Stato e di governo. Che si limiterà ad appoggiare la linea emersa nel corso dell’ultimo Eurogruppo su un piano per la ripresa da 540 miliardi di euro, ma non darà tutte le risposte sui numeri del prossimo bilancio Ue o su quali strumenti innovativi saranno messi in campo per dare una risposta.

Fra i quali, per fronteggiare la crisi economica legata alla pandemia, l’Eurogruppo ha previsto anche il ricorso al Mes, e su questo punto, per il governo italiano non sarà semplice. Conte è tornato sullo spinoso argomento anche ieri a Palazzo Madama: “Sull’ormai strafamoso Mes si è alimentato nelle ultime settimane un dibattito che rischia di dividere l’Italia in opposte tifoserie, ma l’intento è procedere con la massima cautela. Ci sono Paesi che hanno dimostrato interesse al Mes senza condizioni”, mette le mani avanti, “la Spagna ha dimostrato di essere interessata purché non abbia le condizionalità previste prima dell’emergenza. Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia in Ue”.

E ancora: “Per capire se il Pandemic Crisi Support (la nuova linea di credito del Mes per le spese sanitarie, ndr) sarà effettivamente senza condizionalità bisogna attendere l’elaborazione dei documenti predisposti per erogare questa linea di credito. Solo allora potremo discutere se il relativo regolamento può essere o meno opportuno agli interessi nazionali”.