Redditi, Berlusconi sempre primo. Nel 2019 il Cavaliere ha dichiarato 48 milioni di euro. Al secondo posto il premier Conte con un milione

di Nicola Scuderi
Politica

Se qualcuno si aspettava grandi sorprese dalla dichiarazione dei redditi del 2019, resterà deluso. Passano gli anni, cambiano i governi ma il Paperon de’ Paperoni è sempre Silvio Berlusconi che nell’ultimo anno ha dichiarato la bellezza di 48 milioni di euro. Ma se per lo scettro del più ricco del parlamento non c’è stata partita, ben diverso è il discorso per quanto riguarda il secondo posto. A spuntarla è stato il premier Giuseppe Conte con 1 milione e 155 mila euro, per un aumento di circa 700 mila euro rispetto all’anno precedente, che ha bruciato al fotofinish Matteo Renzi, fermo a poco meno di 800 mila euro.

Per quanto riguarda Conte, come da lui stesso attestato, non sono intervenute “variazioni” in “rapporto all’ultima dichiarazione presentata”, questo significa che resta proprietario di un fabbricato a Roma e di una Jaguar d’epoca, modello XJ6, immatricolata nel ’96. L’incremento dell’imponibile, spiegano fonti di Palazzo Chigi è dovuto al fatto che l’avvocato Conte quando ha assunto l’incarico di presidente del Consiglio ha dovuto chiudere tutti gli incarichi pendenti emettendo le relative fatture, e, quindi, ha fatturato in un solo anno importi che altrimenti sarebbero stati diluiti nel corso del tempo.

Per quanto riguarda il leader di Italia Viva, diventato senatore alle ultime politiche, la situazione è ben diversa perché, come attestato nella dichiarazione per la pubblicità della situazione patrimoniale, “sono intervenute variazioni” rispetto all’anno precedente. In particolare la cessione, il 27 maggio scorso, di “due unità immobiliari” a Pontassieve, in provincia di Firenze, di cui aveva il “possesso al 50%” e la liquidazione della Digistart srl con sede nel capoluogo toscano, che vedeva l’ex premier socio con una quota da 10mila euro.

Ben distaccato, invece, Matteo Salvini il cui reddito imponibile dichiarato nel 2019 ammonta a 70 mila euro mentre Luigi Di Maio, al momento, non ha ancora fornito alcuna attestazione ma ha assicurato che lo farà in tempi brevi. Proprio come il segretario di M5S, ci sono anche altri ritardatari tra cui il neo ministro Elena Bonetti e, stando ai dati dei siti istituzionali, è assente anche la scheda della ministra per l’innovazione, Paola Pisano. Tra i ministri, invece, da segnalare i 104mila euro del responsabile del Tesoro Roberto Gualtieri, i 160mila euro del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e i 115mila euro della titolare del Lavoro Nunzia Catalfo.