Reddito di cittadinanza, referendum-farsa di Renzi

Matteo Renzi ha annunciato che depositerà domani in Cassazione il quesito referendario per abolire il Reddito di cittadinanza.

Ci manca solo che spuntino Enrico Papi e lo striscione del programma Tv cult con su scritto “Siete su scherzi a parte”. Perché quello che si appresta a fare oggi Matteo Renzi sfiora il mondo dei paradossi: nel pieno della crisi di governo, il leader di Italia viva ha ben pensato di depositare il quesito referendario per abolire il Reddito di cittadinanza.

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Matteo Renzi ha annunciato che depositerà domani in Cassazione il quesito referendario per abolire il Reddito di cittadinanza

Peccato però che non serva a nulla, che il referendum non si terrà e che, se qualcuno non dovesse fermarlo, il senatore collezionerà una magra figura. Facciamo però un passo indietro. Il leader di Italia Viva, un anno fa per la prima volta, aveva detto ripetutamente che avrebbe cominciato a raccogliere le firme, mettendo la misura a sostegno del reddito – bandiera M5S – tra i suoi argomenti più frequenti e tra gli esempi di una politica sbagliata.

Dopo il flop della petizione lanciata sul sito di Italia Viva, che ha raccolto cinquemila firme, ora il senatore fiorentino è pronto: “Martedì mattina alle 10 saremo a depositare in Cassazione il quesito referendario per abolire il reddito di cittadinanza”, ha detto aprendo l’assemblea di Italia Viva. Il problema, però, è che sarà tutto inutile: la Cassazione non ammetterà il quesito. E perché mai? Che la Corte sia diventata un coacervo di grillini nascosti? Niente affatto.

Molto più prosaicamente è la legge che non consente in questo momento di depositare quesiti referendari. Eppure sarebbe bastato leggere la norma che regola proprio i referendum. Parliamo della legge n. 352 del 1970. All’articolo 31, infatti, si stabilisce che “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”. Punto. Non c’è scritto: “è vietato a meno che non sia Italia viva…“.

E, al di là della crisi di governo, sicuramente tra meno di un anno si andrà al voto per le politiche. Ergo: il quesito non verrà ammesso, stando alla legge. Anzi: se si volesse essere ottimisti, la prima data utile per votarlo sarebbe la primavera del 2025. Ovviamente è difficile pensare che Renzi abbia preso una svista così madornale. Molto più facile pensare a una “strategia” per mettere ancora più in difficoltà i 5S considerando che domani si voterà la fiducia al governo Draghi. Tutto legittimo, per carità. Se non fosse che l’ex premier ha ridotto tutto a una farsa.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 15:07
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