Regionali, la Liguria agita le notti del premier. Pd spaccato. Il vicepresidente Montaldo non voterà per la candidata governatrice Paita. E ora Toti spera

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Quello del 31 maggio è uno snodo fondamentale. Le Regionali sono il vero ago della bilancia per il futuro del Governo e degli equilibri all’interno del Partito democratico. E, allora, ecco che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, inizia a preoccuparsi per l’esito delle Regionali, nonostante il suo Pd parta favorito in tutte le Regioni, fatta eccezione per il Veneto dove il leghista Luca Zaia è in pole position per la riconferma.

LA PAURA AUMENTA
È la Liguria ora l’ultima preoccupazione di Renzi. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, è dato dai sondaggi in forte rimonta sulla candidata Dem, Raffaella Paita, finiita anche nel mirino per l’inchiesta sull’alluvione a Genova. Chi ha fatto saltare il segretario Pd dalla sedia è però un ex alleato. Perché Luca Pastorino, ex deputato Dem, è sceso in campo proprio per contrapporsi alla Paita del Pd. Una decisione maturata solo all’indomani dell’esito delle primarie. Risultato non accettato da Pastorino (sostenuto da Pippo Civati) che ha quindi deciso di uscire dal partito e correre da solo. Scuotendo così l’elettorato del Pd. La circostanza preoccupa, e non poco, Renzi: “Se perdi le primarie non scappi col pallone. Io sono rimasto con Bersani anche se ho masticato amaro tanto dopo aver perso. Ma se perdi e fai un partito per i fatti tuoi e così fai vincere il portavoce di Berlusconi”.
Timori aumentati anche dopo l’invito di Claudio Montaldo, vicepresidente Pd della Regione, a non votare Paita, preferendo il voto disgiunto con voto di lista al Pd. Che in fondo, molto in fondo, è ancora il suo partito.