Regole, valori e temi. Il rilancio del Movimento comincia da qui. Due assemblee già convocate per mettere in moto gli Stati generali. Solo poi si penserà alla leadership

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“Regole, valori e temi”: a stabilire la triade da cui ripartirà il M5S saranno gli Stati generali di marzo. Si tratta di un lavoro in fieri, dunque è prematuro conoscerne i dettagli. Ieri ci sono state già diverse riunioni. Il reggente, Vito Crimi (nella foto), ha incontrato i capigruppo di Camera e Senato e i facilitatori che stanno lavorando all’organizzazione. E nei prossimi giorni si terranno ben due assemblee congiunte dei parlamentari. La prima, martedì prossimo, reca il seguente odg: “Comunicazioni capo politico; aggiornamento cronoprogramma di governo”. La seconda, martedì 4 febbraio, porterà sul tavolo Stati generali e ruolo dei facilitatori. Obiettivo: trovare “una formula originale” per l’assise di marzo. Se è ancora presto per sapere “come sarà”, si può già da ora dire “come non sarà”.

No a vecchie liturgie di partito: no a qualcosa che assomigli, anche lontanamente, ai congressi di un tempo con tanto di mozioni contrapposte. Si dovrebbe tenere dal 13 al 15 marzo ma non è escluso che la data slitti. Dipenderà anche dalla disponibilità della sede. Si è parlato di Torino ma anche di Assisi e Roma. Rimanendo fermi alla triade, gli Stati generali stabiliranno la rotta (i valori) che il M5S intende seguire. Che in soldoni si traduce nella scelta di un campo riformista e progressista, nella prospettiva di un’alleanza più solida col Pd. O in alternativa nella conferma per il M5S del ruolo di ago della bilancia, equidistante dal centrosinistra e dal centrodestra, la famosa terza via nel segno della natura post-ideologica del grillismo.

Gli Stati generali saranno chiamati a definire l’assetto futuro (le regole) della leadership: organo collegiale o unico capo, come preferisce il Garante. Poi in discussione ci saranno le proposte (i temi) per il Paese, da qui ai prossimi dieci anni, su tasse, acqua pubblica, politica estera, immigrazione, grandi opere. A fronteggiarsi saranno due visioni contrapposte. Ma ci si fermerà al “cosa”. Per il “chi” la resa dei conti è rinviata a dopo l’assemblea. Così come ha indicato Luigi Di Maio. Di fatto la corsa alla successione si è già aperta. Se a prevalere dovesse essere la scelta del restyling riformista e della collegialità i nomi che si fanno sono quelli del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (accreditato anche per il ruolo, fino a ieri svolto dal ministro degli Esteri, di capo delegazione M5S al governo), della vicepresidente del Senato Paola Taverna, della consigliera regionale del Lazio Roberta Lombardi.

Viceversa se dovesse prevalere l’idea della terza via torna con insistenza il nome di Alessandro Di Battista e soprattutto quello di Luigi Di Maio. Nessuno se la sente di escludere che il ministro degli Esteri possa tornare a riproporsi da solo o all’interno di un organo collegiale. In quest’ultimo caso è pronto a portarsi dietro la sindaca di Torino, Chiara Appendino. Un nuovo organo collegiale, oltre a comportare una modifica dello statuto, dovrebbe comunque rappresentare tutte le diverse anime del Movimento. Dai riformisti alla Taverna agli ortodossi di Roberto Fico, fino a Di Battista e, ovviamente, Di Maio. In questa situazione magmatica si attende un segnale da Beppe Grillo. Che però ha da tempo spiegato, e imposto, la sua linea: sono i dem i compagni di viaggio ideali per il Movimento Cinque Stelle e Giuseppe Conte è da considerarsi un elevato. Bisogna aspettare un paio di settimane per verificare se verrà confermata.