Il Pd licenzia Letta che accetta di dimettersi

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Il Pd licenzia Letta (136 voti a favore della relazione di Renzi) e spiana la strada al governo Renzi. Il premier non partecipa alla direzione, aspetta l’esito del voto e poi fa capire che domani andrà da Napolitano a rassegnare le dimissioni. Nessuno dei suoi seguaci l’ha difeso in direzione del Pd. Il responso: la direzione del Pd approva il documento che chiede una “fase nuova, con un nuovo esecutivo” con 136 voti a favore, 16 voti contrari e 2 astenuti.

La relazione

Matteo Renzi arriva subito al dunque. Dopo aver annunciato che questa mattina il coordinamento del Pse ha proposto il cambiamento del proprio nome in Pse-Socialists and Democrats”, ha ringraziato Letta per lo sforzo profuso nel guidare il Paese ma chiede il cambio di passo. E dunque un nuovo esecutivo. “La direzione del Pd ringrazia il presidente del Consiglio Letta per il notevole lavoro in un esecutivo di servizio nato in un delicato momento politico economico e sociale e per l’apporto dato a questo impegno – ha detto Renzi – assume Impegno Italia come utile contributo e rileva la necessita’ e l’urgenza di aprire una fase nuova. Non si tratta di staffetta o non staffetta. Staffetta è quando si va nella stessa direzione e alla stessa intensità, non quando si prova a cambiare ritmo.  Mai il Pd ha fatto mancare l’appoggio al governo, ma se la situazione in cui ci troviamo richiede l’energia e la forza di un cambiamento non è un problema caratteriale ma le regole della politica”.

No alle elezioni anticipate
Matteo Renzi ha chiuso all’ipotesi di elezioni anticipate. “La strada delle elezioni ha una suo fascino, qualcuno immagina che sia bello poter finalmente affrontarsi e dire una volta si puo’ cambiare il Paese attraverso una vitoria piena o netta che ci è sfuggita quasi un anno fa”, ha detto in direzione.  “Il passaggio elettorale ha un valore quasi affascinante per molti di noi, ma ci sono alcuni piccoli particolari. Il primo e’ che un passaggio elettorale non vede una normativa in grado di garantire la certezza degli uni o degli altri. E anche la riforma avviata è ancorata alla riforma del Senato”, ha ricordato. Dunque “non c’e’ la possibilità di un percorso immediato su questo”, ha chiarito, anche se è una “scelta che sta al Capo dello stato esperiti tutti i tentativi”.

Il governo di legislatura
La seconda scelta possibile, dopo le elezioni, è “un governo di legislatura: è una scelta azzardata e difficile. L’ipotesi di questa trasformazione ha senso se puoi dire a tutti che l’obiettivo e’ il 2018 e di mezzo ci sono le riforme e il tentativo di cambiare le regole del gioco”. Cosi’ Matteo Renzi alla direzione Pd illustra le due ipotesi che il Pd ha davanti a sé, indicando la seconda come quella praticabile.

Fare e non aspettare
“Chiedere oggi di cambiare strada e’ il tentativo di restituire un’occasione alla politica”. Per Matteo Renzi “qualcuno dice aspettate le riforme, quando potrete fare le elezioni allora si’ cambierete l’Italia. Possiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi?”, ha chiesto. “O il Pd ha un protagonismo forte o questo cambiamento si realizza soltanto a parole”, ha assicurato, allora “facciamolo noi”.  “Si rischia? Certo, ma se il rischio lo dobbiamo correre anche noi la disponibilita’ a correre il rischio deve essere presa con il vento in faccia”, ha proseguito, “ma deve essere un cambiamento che offriamo innanzitutto al dibattito istituzionale”.

La difesa di Napolitano
“Il Capo dello Stato viene accusato in modo strumentale di essere venuto meno ai suoi compiti quando e’ il garante e l’arbitro: voglio rivolgergli un saluto per il lavoro che sta facendo”. Così Matteo Renzi ha chiesto alla direzione Pd di inviare un messaggio di solidarietà a Giorgio Napolitano. Ed è scattato l’applauso.

L’apologia dell’ambizione
“Parlano dell’ambizione smisurata di Renzi, del Pd. Vi aspetterete che smentisca queste parole e invece non lo faccio. Dobbiamo avere un’ambizione smisurata. Il segretario, come l’ultimo delegato”.

Uscire dalla palude
“Vi chiedo di uscire dalla palude”. Così Matteo Renzi ha terminato la sua relazione al Pd.  Poco prima aveva detto: “mettiamo da parte l’orgoglio personale, non mettiamo i puntini sulle cose che sono state dette”. E aveva invitato a non nutrire polemiche “con Enrico”.

Anche Cuperlo vota sì

Perfino l’area vicina a Cuperlo voterà il sì al documento di Renzi, quindi all’atto di sfiducia nei convfronti di Letta.

L’appello di Fassina

Fassina ha chiesto a Letta di dimettersi prima del voto della direzione Pd. Ma il premier ha voluto aspettare il voto di sfiducia per poi portarlo al Parlamento.

Il voto 

La relazione è stata approvata con 136 voti a favore e 16 contrari.

Il testo del documento di Renzi

La Direzione del Partito Democratico – esaminata la situazione politica e i recenti sviluppi, ringrazia il Presidente del Consiglio Enrico Letta per il notevole lavoro svolto alla guida del governo – esecutivo di servizio, nato in un momento delicato dal punto di vista politico, economico e sociale – e per il significativo apporto dato, in particolar modo per il raggiungimento degli obiettivi europei;

– assume il documento Impegno Italia come contributo per affrontare i problemi del Paese;

– rileva la necessità e l’urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo che abbia la forza politica per affrontare i problemi del Paese con un orizzonte di legislatura, da condividere con la attuale coalizione di governo e con un programma aperto alle istanze rappresentate dalle forze sociali ed economiche;

– invita gli organismi dirigenti, legittimati dal Congresso appena svolto, ad assumersi tutte le responsabilità di fronte alla situazione che si è determinata per consentire all’Italia di affrontare la crisi istituzionale, sociale ed economica, portando a compimento il cammino delle riforme avviato con la nuova legge elettorale e le proposte di riforma costituzionale riguardanti il Titolo V e la trasformazione del Senato della Repubblica e mettendo in campo un programma di profonde riforme economiche e sociali necessarie alla promozione di sviluppo, crescita e lavoro per il nostro Paese.