Carbone, Cannarsa & Company. Renzi è al 2% ma comanda ancora. Trombati e fedelissimi blindati nelle partecipate. La rete di potere dell’ex premier resiste al suo declino

Matteo Renzi
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C’è chi ha una comprovata fede renziana, con trascorsi in Parlamento, come Mr. Ciaone Ernesto Carbone, oggi nel consiglio di amministrazione di Terna. E chi invece vanta da sempre buoni uffici con il capo di Italia viva. Basti pensare all’attuale amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa o al compagno di pedalata, Paolo Bernardini, al comando di Equitalia Giustizia. Molti fedelissimi di Matteo Renzi siedono tuttora su poltrone importanti. Una mappa che annovera alcuni profili capaci di resistere ai cambi di governo, altri che dovranno provarci nei prossimi mesi. I casi più significativi sono gli ex deputati che hanno trovato un altro posto di prestigio.

Edoardo Fanucci, nella scorsa legislatura, era uno dei volti nuovi del renzismo alla Camera, assumendo il ruolo di vicepresidente della commissione Bilancio. Alle Politiche del 2018 ha fallito il ritorno a Montecitorio e aveva annunciato di dedicarsi alla nuova “esperienza da insegnante”. Successivamente è stato eletto consigliere comunale a Montecatini, diventando capogruppo di Italia viva. Nel 2020 ecco il salto di qualità: la guida della Sin, società chiamata a gestire e sviluppare il Sistema informativo agricolo nazionale, per un compenso di 60mila euro all’anno.

La nomina è arrivata quando al ministero delle politiche agricole c’era la renziana Teresa Bellanova. Il mandato scadrà il prossimo 31 dicembre. Carbone condivide con Fanucci i trascorsi ai vertici della Sin, tra il 2012 e il 2013, e l’esperienza alla Camera nell’ultima legislatura. L’ex parlamentare è ricordato per il ciaone rivolto ai sostenitori del referendum sulle trivelle. Alle elezioni non è entrato di un soffio. Così, nel 2020, mentre Renzi agitava le acque del governo Conte bis, è entrato nel consiglio di amministrazione di Terna, società che gestisce il sistema elettrico nazionale.

Stefania Covello è un’altra ex parlamentare renziana, non rieletta. Attualmente è nel cda di Invitalia, agenzia nazionale per gli investimenti. A differenza degli altri si è però allontanata da Renzi, come testimonia una lettera, dello scorso aprile, in cui annunciava il commiato da Italia viva in dissenso con le decisioni assunte in Calabria, sua terra d’elezione. E, seppure non sia finita in un cda, Ileana Cathia Piazzoni è un’altra ex deputata, prima eletta con Sel di Nichi Vendola e poi folgorata sulla strada del renzismo (insieme al parlamentare in carica Gennaro Migliore), che ha trovato una ricollocazione. Dall’emiciclo della Camera è finita nello staff della ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, con una remunerazione di 45mila euro.

Fin qui ex onorevoli diventati dirigenti. Ma ci sono altri nomi molto vicini a Renzi, manager a tutto tondo. Su tutti spicca Cannarsa, già capo di Sogei, diventato amministratore delegato di Consip, nel 2017, con il beneplacito renziano. L’incarico è stato confermato nel novembre 2020, quando c’era il dem Roberto Gualtieri al ministero dell’Economia, per un emolumento complessivo di 208mila euro. Altro uomo gradito a Renzi è Andrea Peruzy, con un passato da segretario generale della fondazione dalemiana ItalianiEuropei, avvicinatosi all’ex Rottamatore nel suo momento d’oro.

A fine dicembre 2020 Peruzy è stato nominato presidente del Gestore dei mercati energetici (Gme), controllata dal Gse, a sua volta partecipata al 100% dal Mef. Qualche giorno dopo ha sommato pure il ruolo di amministratore delegato. I compensi non risultano ancora consultabili. Al renzismo è associabile infine l’ad di Equitalia Giustizia, Paolo Bernardini, confermato in quel ruolo nel 2020, per uno stipendio complessivo di 135mila euro. Il commercialista, ex ciclista, raccontò nel 2014 di una pedalata con Renzi, incontrato per caso, verso Sarzana. Un evento immortalato da una foto.

Da allora sono stati macinati tanti chilometri e Bernardini è scattato al comando della società che gestisce le risorse sottoposte a sequestro penale o amministrativo oppure a confisca di prevenzione. Stare in gruppo con l’ex Rottamatore, insomma, conviene.

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