Renzi: il patto con Forza Italia regge

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dalla Redazione

Matteo Renzi non rallenta: malgrado qualche difficoltà nell’accordo con Forza Italia sull’Italicum, e nonostante una revisione del Senato che non tutti nel Pd hanno gradito, le riforme del presidente del Consiglio vanno avanti come “un rullo compressore” con tempi certi e pronto a “restituire una speranza all’Italia.  Il premier lo ribadisce in tv, a ‘Otto e mezzo’, al termine di una giornata fitta di incontri, tutti piuttosto delicati: da quello con i plenipotenziari di Silvio Berlusconi, Denis Verdini e Gianni Letta, al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, passando per un pranzo con l’ad dell’Eni, Paolo Scaroni.

Incontri che hanno avuto sul tavolo alcuni i temi più caldi del momento: dalle riforme al Def – che sarà presentato martedì – fino alla partita delle nomine, facendo anche riferimento alla questione Eni. Tutti argomenti sui quali Renzi ha ribadito di non voler arretrare di un millimetro. “Il patto reggerà: io sono molto convinto che le riforme promesse andranno avanti”, spiega, riassumendo il suo incontro di questa mattina con Verdini e Gianni Letta. E, augurandosi che FI resti nell’accordo, il premier sottolinea come non avrebbe alcun problema ad una replica dell’incontro del Nazareno puntualizzando allo stesso tempo che Berlusconi ha fatto “la scelta importante di stare al tavolo delle riforme”.

Riforme che devono andare avanti, altrimenti vanno tutti a casa, è il warning che Renzi lancia soprattutto ai suoi oppositori interni, a cominciare dai 22 senatori Pd che hanno presentato un ddl parallelo sulla riforma del Senato: “non non ha alcuna chance di passare, non hanno i voti”, taglia corto il premier e segretario dem. Con chi, come il capogruppo di FI alla Camera Renato Brunetta, oggi ha gridato al golpe al momento dell’approvazione definitiva del ddl Delrio, Renzi è ancora più duro. “Con tutti i problemi che ha l’Italia posso preoccuparmi di cosa dice Brunetta?”, è la domanda che pone, provocatoriamente, presentando il ddl sulle province come segno di un esecutivo che non vuole “perdere la faccia”. Perché, tiene a sottolineare Renzi, la differenza rispetto al passato non sta nel programma ma nel cronoprogramma, nel fatto che il governo accompagni ai suoi annunci date certe. E Renzi annuncia altri appuntamenti chiave per il governo, a cominciare da martedì 8 aprile, quando sarà presentato il Def. Mentre il 15-16 aprile “ci sarà il Cdm per sbloccare i denari che servono per il taglio dell’Irpef”, spiega ancora precisando che saranno materialmente indicate le coperture per gli 80 euro in busta paga previsti per i redditi più bassi in maggio.

Coperture sulle quali Renzi torna a diradare ogni dubbio. “Il 3,1%” del deficit/Pil “non lo faremo. Punto. Noi non siamo nei guai”, assicura il premier spiegando come il grosso della copertura deriverà dalla spending review. Su un altra partita incombente – quella delle nomine entro metà aprile -, Renzi, invece, non si sbilancia ma mostra fermezza: “Faremo le nostre scelte di cui mi assumerò tutte le responsabilità”. Scelte che saranno anche conseguenze dei progetti industriali delle imprese, aggiunge, definendo Eni un pezzo fondamentale “della nostra credibilità nel mondo”.

Nell’agenda di Renzi, però, si aggiungono adesso anche gli appuntamenti elettorali. Primo fra tutti, quello delle europee, dove Beppe Grillo si presenta come il nemico numero uno. Ma Renzi dichiara di non avere timori nemmeno in caso di vittoria del M5S sul Pd, e precisa che a questa eventualità non conseguirebbero le dimissioni del premier: “Noi stiamo facendo le riforme – precisa – lui vota contro”.