Renzi kamikaze, da solo al voto per affondare il Pd. L’ex premier pronto al suicidio nelle Regioni pur di colpire Zingaretti

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Mette le mani avanti, Matteo Renzi. “Io non voglio andare a elezioni. Erano altri quelli che avevano già fatto l’accordo con Salvini. In più le elezioni non ci saranno per mesi, dopo il referendum di marzo vanno rifatti i collegi e dunque servono tempi tecnici. Per cui, se cade il governo Conte bis, ci sarà un nuovo governo. Non le elezioni”. Così il leader di Italia Viva, in un passaggio della sua Enews di ieri. Ma sui “tempi tecnici” menzionati, l’ex premier sembra non avere le idee molto chiare, visto che basta un decreto del Viminale per adattare i collegi alla nuova composizione del Parlamento ed è un’operazione che richiede qualche settimana, non certo tempi biblici.

Il riferimento al leader della Lega è invece in risposta alle provocazioni del “consigliere” di Nicola Zingaretti, Goffredo Bettini, che domenica in un lungo post su Facebook ha dettato la linea che il segretario del Pd dovrebbe seguire per ridimensionare le “turbolenze” di Iv (e del suo fondatore): “Dopo Conte non c’è per il Pd un altro governo. Se Renzi vuole farlo, lo deve fare con Salvini e la Meloni. C’è invece la possibilità, certamente allo stato attuale tutta da costruire, di sostituire Iv con parlamentari pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura. Penso anche che, in questo scenario, nel Parlamento si aprirebbe una riflessione perfino nel gruppo renziano”. Anche all’insinuazione che vi siano “senatori pronti alla fuga” Renzi ribatte a tono e smentisce questa ipotesi chiarendo, ad ogni modo, che se pure è stato il primo sponsor del governo Conte bis, il suo partito non farà parte di un eventuale Conte ter. “Ma se avranno i senatori che stanno cercando e i numeri per il Conte ter noi saremo felicemente all’opposizione. Loro sono ossessionati dalla mia persona, io sono solo deluso dalle loro scelte”, continua tirando in ballo anche il casus belli che sta tenendo ormai banco da settimane – la Legge Bonafede sulla prescrizione – votando la quale il Pd “avrebbe perso la sua patente di garantista”.

Ma il fronte caldo non è solo a livello nazionale, nelle regioni al voto in primavera si potrebbe consumare un ulteriore strappo fra il senatore di Rignano sull’Arno e il suo ex partito. A parte la Toscana, dove Iv conferma il pieno sostegno al dem Eugenio Giani nella corsa alla presidenza, il partito di Renzi ha intenzione di candidare in ogni regione un proprio esponente contro quello sostenuto dal centrosinistra. Scontato il fatto che non appoggerà Michele Emiliano in Puglia, anche in Veneto, dove comunque battere il leghista Luca Zaia (che non ha però sciolto la riserva) non sarà impresa facile, tanto meno se il centrosinistra arriverà diviso alla prova, con il Pd che ha puntato sul civico Arturo Lorenzoni, Iv sceglierà l’alleanza con Calenda e Bonino. Che sia una strategia per logorare la segreteria Zingaretti, dalle parti del Nazareno lo danno come dato di fatto, resta da chiedersi cosa possa invece guadagnarci di concreto Renzi. Perché va bene fare un dispetto per far perdere gli altri, ma ogni tanto toccherebbe anche fare strategia per vincere.