Renzi proclamato segretario del Pd. Sulla legge elettorale sottolinea: “La proposta tocca ad altri”. Ma Orlando lo avverte subito in tema di alleanze: “Berlusconi? No, preferisco Bersani”

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Solo una questione formale quella della nuova incoronazione di Matteo Renzi a segretario del Partito democratico dopo le primarie della settimana scorsa. E l’assemblea del Pd ha proclamato l’ex premier segretario del partito. Renzi può contare su 700 delegati, contro i 212 di Andrea Orlando e gli 88 di Michele Emiliano. L’assemblea ha eletto Matteo Orfini del Pd: 16 i no e 60 gli astenuti. Barbara Pollastrini (mozione Orlando) e Domenico De Santis (mozione Emiliano), vicepresidenti. Francesco Bonifazi confermato tesoriere.

“Oggi si rimette in gioco un’esperienza di popolo che non ha paura di ripartire e di ricominciare mettendo al centro le persone”, ha detto Renzi nel suo intervento in cui ha ricordato di essersi dimesso da Palazzo Chigi esattamente cinque mesi prima. “In cinque mesi nel Pd ne sono successe di tutti i colori: abbiamo assistito a polemiche, litigi, scissioni, dando l’impressione di una comunità che sa solo litigare tradendo lo straordinario messaggio che il nostro popolo ci dà e ci ha ridato nelle primarie”, ha continuato Renzi, “non ha vinto Renzi né Orlando né Emiliano, ma la comunità che crede che la politica è una cosa seria, un Pd che non litiga, non si scinde, non è luogo dove tutti sparano contro il quartiere generale. Altro che partito personale: il Pd è una comunità che ha a livello mondiale punti di riferimento come Barack Obama e a livello locale l’impegno di persone come il sindaco di Castel Volturno”.

Il rieletto segretario si è imposto di fare meglio rispetto alla prima esperienza in cui ha detto di “non essere stato all’altezza”. Il nuovo corso tracciato punta a lavorare sul territorio e sul web. Per questo partirà presto il progetto Bob. Poi ha rassicurato anche Paolo Gentiloni affermando di non voler mettere in discussione in nessun modo la continuità del Governo.

Fari puntati anche sulla legge elettorale. “Chi ha la maggioranza in prima commissione al Senato, gli stessi che hanno fatto la grande coalizione contro la riforma istituzionale, ha la responsabilità di fare una proposta e il Pd ci sta con chicchesia purché la legge elettorale sia decente”, ha sottolineato Renzi.

I competitor di Renzi hanno auspicato a un maggior dialogo nel futuro della vita del Partito democratico. Orlando ha parlato della scissione come un momento drammatico e sul capitolo alleanze ha sottolineato: “Tra Berlusconi e Bersani continuo a preferire Bersani”. Renzi è avvertito su eventuali accordi, in primis sulla legge elettorale. Affinché il Pd non diventi un partito a scissione continua.