Report non cambia guida: smentito (per ora) il passo indietro di Ranucci. Intanto è scontro in Cda Rai sulle accuse al conduttore

Il giornalista, smentendo le voci di un possibile passaggio del testimone, starebbe lavorando all'edizione 2027 di Report

Report non cambia guida: smentito (per ora) il passo indietro di Ranucci. Intanto è scontro in Cda Rai sulle accuse al conduttore

Sigfrido Ranucci non fa alcun passo indietro e starebbe già lavorando a pieno ritmo al nuovo ciclo di Report.  Nonostante il polverone politico e mediatico sollevato dal caso Lavitola, le indiscrezioni riguardanti una presunta sostituzione o un allontanamento del conduttore dal giornalismo d’inchiesta di Rai3 non trovano alcun riscontro formale.

Ieri il giornalista ha avuto un lungo colloquio di lavoro con il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, confermando una normale prosecuzione della pianificazione editoriale che va avanti regolarmente.

Smentite quindi – per ora – le ipotesi di una sua sostituzione con Federico Ruffo e Peter Gomez. Da diverse fonti interne all’azienda, inoltre, vengono seccamente smentite anche le voci secondo cui Ranucci sarebbe intenzionato a chiedere un maxi risarcimento danni a Viale Mazzini in caso di una sua sospensione dal programma.

La difesa di Ranucci: “Fugato ogni dubbio”

A blindare la posizione del conduttore ieri il suo legale, Roberto De Vita, che ha fatto il punto dopo il passaggio di Ranucci davanti agli organismi di controllo interno dell’azienda. “Nella lunga audizione davanti al Comitato Etico della Rai il dottor Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte”, ha spiegato il legale, precisando che il giornalista ha offerto solidi “elementi fattuali che hanno fugato ogni possibile dubbio in ordine ad infondate e pretestuose ricostruzioni politiche e giornalistiche sul modo in cui in questi anni sono state svolte le inchieste ed è stata guidata la trasmissione”.

Lo scontro in Cda su Ranucci. Natale e di Majo: “Stop ai processi sommari”

Ora spetta ai vertici Rai valutare la vicenda. I consiglieri di Cda di minoranza, Alessandro di Majo e Roberto Natale, in una nota hanno chiesto all’Ad Giampaolo Rossi di fermare i processi sommari. “Nel mare di indiscrezioni e interventi politici a gamba tesa c’è una questione che va tenuta ferma: il suo rapporto con Lavitola ha condizionato o meno la scelta di alcuni dei temi o dei contenuti di Report?”, si domandano i consiglieri.

Secondo di Majo e Natale, la credibilità si misura su fatti concreti: spostare la discussione sulle frequentazioni personali aprirebbe la strada a un terreno scivoloso per l’intera azienda. I consiglieri difendono anche il valore economico del programma: “Fin qui Report ha rappresentato un valore, non solo in termini di ascolti ma anche di raccolta pubblicitaria”.

L’affondo del Movimento 5 Stelle

A chiudere il cerchio è lo scontro politico in Commissione di Vigilanza Rai, dove il Movimento 5 Stelle attacca frontalmente la maggioranza di governo: “Fratelli d’Italia parla di uso privato della Rai, ma dovrebbe guardare in casa propria. I palinsesti li hanno fatti loro, piazzando amici e fedelissimi pagati con i soldi del canone per programmi spesso rivelatisi dei flop”.

I parlamentari pentastellati denunciano un attacco mirato contro una voce scomoda: “Attaccano Ranucci mentre la Procura è ancora al lavoro e lui è parte lesa”.

Lavitola pronto a chiedere un nuovo interrogatorio

Sul fronte giudiziario, la posizione di Valter Lavitola si complica. Il gip confermando la custodia cautelare ha definito “fumosa e generica” la confessione di Lavitola, che aveva ammesso di essere il mandante delle minacce e delle intimidazioni contro Ranucci dello scorso ottobre, sostenendo paradossalmente di averlo fatto solo per far innalzare la scorta al giornalista.

La difesa di Lavitola, guidata dall’avvocato Sergio Cola, valuta un nuovo interrogatorio e presenterà ricorso al Tribunale del Riesame contro l’aggravante del metodo mafioso.