In Spagna il caldo ha una conferenza stampa. Il 27 luglio il presidente del governo Pedro Sánchez ha presentato la Rete nazionale dei rifugi climatici. Sono 180 immobili pubblici aperti nelle ore critiche. Una guida ne mappa 1.100, e 10 milioni servono ad allargarla a scuole e comuni. Nella stessa occasione ha annunciato un panel scientifico permanente sull’emergenza climatica e ha rilanciato la richiesta di un patto di Stato. E ha detto il numero che in Italia nessun capo di governo pronuncia: oltre 3.800 morti legate al caldo dall’inizio del 2026, secondo il sistema MoMo dell’Istituto di salute Carlos III. Lo stesso sistema ne conta più di 27.500 fra il 2015 e il 2025. Il piano nazionale spagnolo, del resto, è attivo per legge dal 13 maggio al 30 settembre.
Il punto sta lì, prima che nelle singole misure: altrove il caldo è materia di conferenza stampa, di legge e di conflitto parlamentare, quindi esiste politicamente e chi governa ne risponde. Qui resta un bollettino.
Emergenza climatica: quando i numeri diventano politica
La Francia ha appena fatto la cosa più semplice e più scomoda: ha pubblicato i numeri mentre l’estate era in corso. Il 22 luglio, tre settimane dopo la fine dell’ondata, Santé publique France ha stimato 5.764 morti in eccesso fra il 17 giugno e il 2 luglio. Sono il 36,2% sopra l’atteso, in 92 dipartimenti che valgono il 98,5% della popolazione. Dei 21.674 decessi osservati in quei giorni, il 34% è avvenuto in casa e il 16% nelle residenze per anziani. È la sorveglianza che diventa atto pubblico, e quindi discussione.
Sul lavoro la Francia è arrivata prima con il decreto 2025-482, applicato dal 1° luglio 2025. Il calore è un rischio professionale a sé e va scritto nel documento aziendale. Ai tre livelli di allerta di Météo-France corrispondono obblighi crescenti su acqua, pause, orari e formazione del personale. La Grecia fa la versione secca. Il 22 luglio, con i 43 gradiprevisti in Tessaglia, il ministero del Lavoro ha ordinato lo stop dei lavori all’aperto dalle 13 alle 17 nelle zone più esposte, cantieri e consegne comprese. La Spagna vieta dal 2023 le lavorazioni a rischio quando l’agenzia meteorologica alza l’allerta, e dal 2024 ha messo nello Statuto dei lavoratori un permesso climatico retribuito fino a quattro giorni.
Piani contro il caldo: l’ombra scritta nei bilanci
Sul lungo periodo il modello è tedesco e passa da una legge. Il Klimaanpassungsgesetz, in vigore dal luglio 2024, obbliga i Länder a far sì che i comuni adottino strategie di adattamento fondate su analisi del rischio. I piani caldo ci rientrano, e non per scelta del sindaco di turno. Il ministero della Salute federale ha pubblicato dal 2023 piani modello per farmacie, ospedali e case di cura. Serve, perché uno studio dell’agenzia ambientale federale con il Robert Koch Institutstima intorno ai 3.000 morti da caldo per ciascuna delle estati 2023 e 2024.
Poi ci sono le città, dove l’adattamento costa poco e si vede. Barcellona ha circa 400 rifugi climatici ricavati da biblioteche, musei, mercati e piscine. L’obiettivo dichiarato è portare ogni residente a cinque minuti a piedi dal fresco entro il 2030. Parigi ha trasformato 203 cortili scolastici dal 2017, togliendo asfalto e piantando alberi, e punta a 360entro il 2030. Atene classifica le ondate di calore su tre livelli di pericolo come si fa con gli uragani, e Siviglia dal 2022 le battezza con un nome. Sono scelte che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda da anni e che quest’anno ha rimesso nero su bianco, aggiornando la guida sui piani caldo-salute ferma al 2008 dopo aver convocato d’urgenza i rappresentanti di 41 Paesi.
Il confronto con l’Italia si fa sugli strumenti. Qui il caldo produce un bollettino su 27 città, ordinanze regionali che cambiano a ogni confine e 15,2 milioni di ammortizzatori con il tetto di spesa. Là produce leggi, bilanci e ministri che ci mettono la faccia. La differenza si misura ad agosto, e si paga a settembre.