I retroscena del conto di Stracquadanio alla Hsbc. Gli incarichi del padre, dalla Montedison al resort extralusso costruito in Sardegna

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Stefano Sansonetti

Il papà era un pezzo grosso della Montedison. Si può dire un “fedelissimo” dell’allora presidente Eugenio Cefis, già numero uno dell’Eni. Nei giorni scorsi, a seguito della pubblicazione della lista Falciani, ha destato sorpresa la scoperta di un conto presso la Hsbc di Ginevra cointestato all’ex radicale e parlamentare del Pdl, Giorgio Stracquadanio, deceduto nel gennaio del 2014. Conto sul quale, nel 2007, risultavano depositati 10 milioni di dollari. La stessa sorella dell’ex politico, Tiziana, nelle poche dichiarazioni rilasciate ha ricordato che il padre è stato un noto dirigente. Come dire: è anche dovuta al ruolo del genitore la consistenza della somma.

LA STORIA
Di sicuro tracce di Raffaele Stracquadanio, il padre di Giorgio, si trovano negli archivi del Parlamento, dove diverse interrogazioni fanno il nome dell’ex dirigente Montedison. E in qualche modo riconducono proprio in Svizzera. La storia è quella di una speculazione edilizia che secondo gli “interroganti” negli anni ‘80 e ‘90 è stata realizzata in Sardegna. Allora (ma la situazione non è molto cambiata) Stracquadanio padre risultava presidente della Is Arenas. Si tratta della società che nell’area di Is Arenas, inserita nel parco regionale Sinis Montiferru e ricadente nel territorio del comune di Narbolia (Oristano), ha realizzato un megaprogetto edilizio da 222 mila metri cubi, tra resort di lusso e campo da golf. Il fatto è che il progetto sarebbe stato portato avanti in un Sic (Sito di interesse comunitario), sottoposto alla direttiva europea “habitat”.

Il QUADRO
La situazione, già denunciata negli anni, venne nuovamente messa in luce da due interrogazioni del 27 novembre 2003 da Nichi Vendola, attuale governatore della Puglia. Il quale scrisse che il controllo della Is Arenas, tramite la società olandese Antil Bv, sarebbe stato riconducibile alla Bsi, la Banca svizzera italiana di Lugano. “La Bsi nella prima metà degli anni ‘90”, mise nero su bianco Vendola, “fu al centro dell’inchiesta giudiziaria avviata dalla procura della repubblica di Milano riguardante la tangente Eni”. Il 10 luglio del 2006 fu la volta di un’interrogazione del verde Mauro Bulgarelli, che a proposito del progetto parlò di “plateale violazione del diritto comunitario”. L’Ue cominciò una procedura di infrazione. Ma alla fine, in un modo o nell’altro, il progetto andò in porto. Oggi Raffaele Stracquadanio è ancora nei ranghi della Is Arenas, come responsabile della sede di Milano. E l’azionariato della società riporta ancora in Svizzera. Il maggior azionista (34,1%), è la Tecnoservices Stesil, che ha sede a Paradiso, nel Canton Ticino. Accompagnata nel capitale dalla fiduciaria Siref.

Twitter: @SSansonetti

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Ci mancava il regalo ai mafiosi

Partito come un venticello, il soffio della restaurazione sta diventando un tornado. Draghi a Palazzo Chigi ne è di per sé il sigillo di garanzia, ma siccome il suo è definito da stampa e poteri forti il “Governo dei migliori”, c’è chi ha deciso di

Continua »
TV E MEDIA