Lo avevano promesso e l’hanno fatto. Ieri mattina i promotori della raccolta firme popolare contro la riforma della giustizia del ministro Carlo Nordio hanno depositato il ricorso al Tar contro la delibera del governo che ha fissato la consultazione popolare per il 22 e 23 marzo.
“Avvertito Mattarella”
“Abbiamo proceduto, dopo averne data doverosa e preventiva informazione alla presidenza della Repubblica, a depositare un ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento, previa sospensiva, della delibera del Consiglio dei Ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data per la votazione relativa al referendum sulla legge di revisione costituzionale promosso dai parlamentari”, ha fatto sapere Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore, “Nei prossimi giorni sapremo il seguito, intanto la raccolta continua e veleggiamo verso le 400.000 firme”.
Ecco cosa sta accadendo sul referendum
Per spiegare quanto sta succedendo bisogna partire da un punto: il referendum del 22 marzo è stato indetto in base alla richiesta depositata dai parlamentari che la Cassazione aveva ammesso a novembre scorso. A norma di legge (e in base anche ai quattro precedenti di ugual natura costituzionale), devono passare tre mesi e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale affinché tale provvedimento sia pienamente valido. E solo allora il governo può fissare la data del voto. Invece l’esecutivo quei tre mesi non li ha attesi, probabilmente spaventato dalla continua crescita del consenso per il No.
Il problema è che in quei 90 giorni di pausa, secondo i promotori del referendum, cinque consigli regionali oppure 500mila elettori, possono intervenire nel processo di revisione costituzionale. Magari raccogliendo le firme per promuovere un testo differente da quello presentato dai parlamentari della maggioranza. Che è proprio quanto sta accadendo in questi mesi.
Nel quesito del referendum dei parlamentari termini non chiari
Secondo il comitato referendario, infatti, nel quesito approvato “manca un passaggio essenziale, ossia l’indicazione degli articoli” della Costituzione che saranno modificati. In questo modo non si “consente agli elettori di cogliere la profonda revisione” della Carta. Tanto che il quesito proposto dal comitato illustra le sette norme che saranno riscritte, permettendo di “ovviare” a un’“oggettiva evasività”.
E un primo effetto la forzatura del governo l’ha avuto: in poche ore la raccolta firme ha registrato un balzo di oltre 40mila adesioni, raggiungendo ora quota 393.433, il 78% di quelle necessarie (qui il link per aderire).
Gli scenari possibili
Tuttavia vi è un problema: il ricorso al Tar riguarda il provvedimento licenziato dal Consiglio dei ministri, che deve essere firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Qualora il presidente siglasse il decreto, il ricorso sarebbe superato. Se invece il ricorso facesse il suo iter prima della firma e la richiesta di sospensiva fosse accolta dal Tar, il referendum sarebbe congelato fino a una decisione dei giudici amministrativi. E se, nel frattempo, il comitato dovesse raccogliere e depositare le 500mila firme necessarie, si solleverebbe un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Insomma, un grande caos, il cui esito sarebbe, in prima battuta, il congelamento del voto.
La strategia M5S per il “No Referendum salva-casta”
In attesa di vedere l’evoluzione della situazione, ieri il Movimento Cinque Stelle ha presentato la sua campagna per il No (al referendum del 22 marzo). “No al Referendum salva-casta”, sarà il claim della campagna. L’idea è quella di mettere in campo diversi strumenti di comunicazione e informazione per far capire che “con questa riforma vogliono creare una casta di politici impuniti e intoccabili”, spiegano fonti parlamentari cinque stelle, mentre “noi vogliamo che la frase scritta nei tribunali, ‘La legge è uguale per tutti’, abbia un senso”.
Dal Movimento fanno notare che il tempo è poco e quindi serve una campagna informativa, non solo di mobilitazione al voto: a volantini, video e grafiche da diffondere sui social si affiancherà quindi una “campagna capillare sul territorio”, viene ancora spiegato, con iniziative in tutte le regioni affidate ai nostri referenti territoriali, ed eventi più grandi in tutta Italia che vedranno il coinvolgimento, oltre che del leader M5S Giuseppe Conte, di altri big del partito in prima linea sul fronte giustizia, come l’europarlamentare Giuseppe Antoci, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho.
Il filo conduttore sarà spiegare “anche con esempi pratici perché questa riforma non incide sulla vita dei cittadini e sui tempi e l’efficienza giustizia”, in modo da “smascherare la campagna del centrodestra”, filtra dai cinque stelle. Sul tema è mobilitato tutto il partito, e infatti Conte lunedì ha riunito i direttivi di Camera e Senato, insieme ai parlamentari più coinvolti sul tema, e tutta la comunicazione per mettere a punto l’iniziativa.