Bruxelles chiede un servizio pubblico libero dal governo? Palazzo Madama risponde con un voto che va esattamente in direzione contraria… Ieri la maggioranza ha chiuso in Commissione la sua riforma della Rai, e l’European Media Freedom Act, la direttiva Ue sulla libertà di stampa già in vigore, è rimasta fuori dalla porta insieme a tutti gli emendamenti delle opposizioni. Bocciati uno dopo l’altro.
Martedì il mandato sarà dato al relatore, quindi la riforma arriverà in Aula. Con l’Europa si vedrà più avanti, magari davanti a una procedura d’infrazione. Il rischio c’è, ma non importa: per la destra mantenere il controllo di TeleMeloni è troppo importante in vista delle elezioni.
Riforma Rai, insorgono le opposizioni
Le opposizioni, stavolta, parlano con una voce sola. “Con le decisioni di oggi il governo italiano è il primo dei 27 a prendere formalmente le distanze”, attacca il dem Sandro Ruotolo, che annuncia di voler portare il caso dinanzi alla Commissione europea. “Mettono le mani sulla Rai”, gli fa eco il collega di partito Francesco Boccia: “Non può essere nelle mani del Governo. Questo lo dice il Media Freedom Act, non lo dicono le opposizioni”. Per Peppe De Cristofaro (Avs) è “il secondo tempo della riforma elettorale, il tentativo di truccare le regole del gioco a pochi mesi dal voto”.
Floridia: “Questa maggioranza eleggerà anche il prossimo Cda”
Il nodo è proprio il calendario. Barbara Floridia (M5S), ex presidente della Vigilanza (dimissionaria per protesta contro lo stallo della Commissione), lo spiega così: una norma prevede che, a 30 giorni dall’entrata in vigore, si nomini il nuovo cda. “Il Cda della prossima legislatura sarà di nuovo in mano alla destra. Nell’anno della campagna elettorale si garantiscono una TeleMeloni anche per la prossima legislatura, forse perché temono di perdere le elezioni”. Il capogruppo M5S Luca Pirondini rincara la dose: “Vogliono TeleMeloni per sempre”.
Floridia se la prende anche con Ignazio La Russa. La Vigilanza è ferma da mesi: a luglio lei si era dimessa da presidente, seguita da tutti i commissari di minoranza, e il presidente del Senato aveva annunciato che i nomi mancanti potrebbero essere indicati d’ufficio. “La Russa deve ancora dare i nomi, anzi imporre i nomi”, dice Floridia. “Se ci dovessero essere, noi diamo le dimissioni. Perché ricostituirla adesso che hanno occupato tutta la Rai? Adesso che si sono fatti la riforma da soli? Che andiamo a vigilare?”.
E la destra festeggia. Gasparri: “Cancellata la protervia di Renzi”
Dall’altra parte si festeggia. La Lega parla di “importante vittoria del centrodestra” e rivendica “con orgoglio” la possibilità di ridurre il canone, oltre alla durata quadriennale di cda e amministratore delegato. Maurizio Gasparri (FI) sostiene che la riforma, affidando al cda e non più al governo la nomina dell’Ad, “allenta” il legame tra esecutivo e azienda e “cancella un atto di protervia” di Matteo Renzi. Peccato che il cda lo sceglierà comunque la maggioranza di turno, e con lui il presidente, che secondo Floridia “può essere eletto solo dalla maggioranza”.
Ennesimo flop di ascolti per “FiloRosso” di Monteleone
E mentre in Senato si ridisegna la Rai, in Rai si fanno i conti con lo share. “Il mercoledì mattina il bollettino degli ascolti tv sta diventando una pena”, scrive la 5S Dolores Bevilacqua. Il bersaglio è ancora una volta FiloRosso di Antonino Monteleone su Rai3, che “con un traino del 7,5% non riesce quasi a superare il 3%”, con la rete “penultima su nove canali in prima serata”. “Ok la vicinanza a Fratelli d’Italia”, aggiunge, ma “chi guida l’azienda e chi dirige l’approfondimento” dovrebbe prendere provvedimenti.
Martedì Monteleone aveva dedicato l’ennesima puntata al caso Lavitola e a Sigfrido Ranucci, rimosso da Report. In studio tre ex o attuali volti del programma: Alberto Nerazzini, Gian Gaetano Bellavia e Giorgio Mottola, che hanno criticato l’ex conduttore anche sul doppio ruolo di autore e conduttore. Ranucci ha risposto ieri sui social: “Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati”. Monteleone ha condiviso il post con un commento: “C’è serenità, diciamo”.
E i consiglieri dicono basta con l’autolesionismo di Ranucci-Lavitola sulla Rai
Uno spettacolo che imbarazza una parte del cda. “La vicenda Lavitola-Ranucci, per spazio e toni, è ormai seconda solo al caso Garlasco nell’offerta di approfondimento Rai, ma con un effetto molto diverso: ogni giorno un colpo alla reputazione del servizio pubblico”, scrivono i consiglieri di minoranza Alessandro di Majo, Roberto Natale e dei dipendenti Davide Di Pietro. Un “tutti contro tutti”, in tv, sui social e nei convegni, “senza alcuna valutazione delle conseguenze sull’immagine aziendale”. Insomma, “un impressionante autolesionismo che va ben oltre il dovere di informare”.