Riparte la sfida sul Salario minimo. Con la spinta dei Cinque Stelle. Via libera della Camera alla direttiva von der Leyen. L’Italia è tra i pochi Paesi Ue senza ancora una norma

salario minimo Catalfo
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Salario minimo, qualcosa si muove. La Commissione lavoro della Camera, dopo quella del Senato, ha espresso parere favorevole alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al salario minimo adeguato nell’Unione europea. Prima ancora a dare il via libera erano state le commissioni Politiche Ue di entrambe le Camere.

Il M5S, che del salario minino ha fatto una delle sue bandiere, esulta. “Un passo avanti importante per l’adozione di una legge”, dichiara Enrica Segneri, deputata pentastellata della commissione Lavoro. La proposta di direttiva sui salari minimi prodotta da Bruxelles, una volta attuata, imporrà agli Stati membri di armonizzare le proprie legislazioni al fine di garantire salari adeguati in tutti i paesi europei.

“Il dumping salariale – ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – danneggia i lavoratori e gli imprenditori onesti, mette a repentaglio la concorrenza sul mercato del lavoro”. “L’Italia – ricorda Segneri – è uno dei pochi paesi Ue a non aver ancora istituito il salario minimo. Come rilevato dall’Eurostat, a causa di questo immobilismo quasi il 12% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali contro una media europea del 9,6%”.

Sempre in base agli ultimi dati Eurostat svettano in cima alla classifica dei paesi che hanno il salario minimo il Lussemburgo (2.201.93), l’Irlanda (1.723.80) l’Olanda (1.625.72). In Francia il salario minimo invece è fissato in 1.554.58 euro, in Germania in 1.614.00, in Spagna in 1.108.33. La deputata grillina esprime particolare soddisfazione anche per il fatto che, come espressamente richiesto dal M5S, “fra le osservazioni inserite nel parere ci sia anche quella di considerare l’opportunità a livello nazionale di prevedere una soglia minima salariale inderogabile per evitare la corsa al ribasso delle paghe, lasciando comunque alla contrattazione collettiva la regolazione delle voci retributive e rafforzando il ruolo del contratto collettivo”.

Soglia che il ddl sul salario presentato dall’ex ministro del Lavoro Nunzia Catalfo (nella foto) indicava con chiarezza in “9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”. Il salario minimo, peraltro, era nel famoso contratto per il governo del cambiamento siglato nel 2018 tra Lega e M5S. E sul tema anche il Pd si era cimentato con ben due proposte che andavano, però, in senso diametralmente opposto. La prima, con il senatore Mauro Laus che, in un ddl datato maggio 2018, andava addirittura oltre la proposta Catalfo proponendo “un salario minimo di 9 euro orari, al netto di contributi previdenziali e assistenziali, nei settori non regolati da accordi tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali”.

La seconda, con il collega Tommaso Nannicini, che a marzo 2019, ha depositato un ddl in cui il salario è talmente minimo da non comparire, ovvero non viene fissata alcuna soglia minima di retribuzione. Importi e modalità di erogazione del salario minimo vengono affidati, invece, alla “Commissione paritetica per la rappresentanza e la contrattazione collettiva”, istituita presso il Cnel e composta da dieci rappresentanti dei lavoratori dipendenti, dieci rappresentanti delle imprese e dal presidente del Cnel.

Di salario minimo parlò – ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare – anche il leader di Italia viva Matteo Renzi che lanciò la proposta di un salario minimo legale tra i 9 e 10 euro l’ora. Ma le chiacchiere stanno a zero, sul salario minimo adesso si registra la netta presa di posizione dell’Europa. E la direzione imboccata dà ragione ai Cinque Stelle.

 

 

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di Gaetano Pedullà

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