Il boschetto di Rogoredo, poi lo sparo che ha causato la morte di un presunto pusher e una verità che, giorno dopo giorno, sembra cambiare volto. La Procura di Milano questa mattina ha disposto il fermo dell’agente accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, il 28enne è stato ucciso il 26 gennaio nella zona tristemente nota per lo spaccio di sostanze stupefacenti.
La versione che non regge
Il poliziotto, dopo il clamore mediatico per l’accaduto, aveva parlato di legittima difesa, sostenendo di aver avuto paura per la propria incolumità e quindi di aver esploso un colpo perché Mansouri gli avrebbe puntato contro una pistola, poi rivelatasi caricata a salve.
Arma che, secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Marcello Viola, sarebbe stata collocata sulla scena del delitto soltanto dopo il decesso del presunto pusher. Le indagini della Squadra mobile della Polizia di Stato, infatti, parlano di testimonianze incrociate, analisi delle telecamere, verifiche sui telefoni, e accertamenti tecnico-scientifici che avrebbero smentito la ricostruzione dell’agente.
E non è tutto. Sempre secondo la Procura, dalle indagini sarebbe emerso che l’agente fermato, dopo l’uccisione di Mansouri, avrebbe chiesto a un collega di recuperare uno zaino in commissariato con all’interno proprio la pistola a salve. Poi avrebbe anche mentito sui soccorsi, allertati – si legge negli atti – 23 minuti dopo lo sparo e non “immediatamente” come sostenuto dall’agente indagato.
Ombre e accuse
Un fascicolo delicato in cui risultano indagati anche altri quattro agenti, presenti al controllo terminato in tragedia, perché accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso. Una storia che, però, potrebbe riservare ulteriori colpi di scena. Secondo numerose testimonianze raccolte dagli avvocati dei familiari della vittima, i legali Debora Piazza e Marco Romagnoli, Mansouri conosceva molto bene l’agente tanto da averne “terrore” perché lo avrebbe taglieggiato per mesi, chiedendogli fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno.
Richieste continue che Mansouri, almeno negli ultimi mesi e sempre secondo quanto affermano i legali della famiglia, avrebbe rifiutato, spingendolo a valutare di denunciare l’agente alle autorità.