Sale l’intesa tra i gialloverdi. Le Autonomie care al Nord le vuole pure Lezzi per il Sud. Per il ministro nessuno dovrà restare indietro

di Fausto Tranquilli
Politica

Non c’è un Nord ricco deciso a togliere risorse vitali al meridione. E non c’è neppure una Lega che ordina e un Movimento 5 Stelle che esegue. Nell’esecutivo di Giuseppe Conte è tornata la piena intesa tra i due alleati di Governo anche sulle questioni più spinose, come quella delle Autonomie. Pure i pentastellati sono infatti convinti dell’importanza della cosiddetta autonomia differenziata tra le diverse regioni e lo ha specificato ieri lo stesso ministro per il Sud, Barbara Lezzi, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Lezzi ha messo dei paletti, avanzato qualche perplessità, ma si è detta sicura che la strada intrapresa è quella giusta, quella utile al Paese, e ha fatto i complimenti anche alla collega leghista Erika Stefani, ministro degli affari regionali e delle autonomie.

I PALETTI. Nel corso del suo intervento a Palazzo San Macuto, Lezzi ha specificato che con il nuovo provvedimento non dovranno esserci nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e non dovranno aumentare le tasse, già troppo care per gli italiani. Un tasto su cui la stessa Lega è sensibile, tanto da aver fatto della Flat tax la sua principale mission. Sul regionalismo differenziato, come ripetono da tempo i pentastellati, anche il ministro per il Sud ha poi ribadito che attore essenziale dovrà essere il Parlamento: “è necessario che sia centrale il ruolo di indirizzo delle Camere nei confronti sia dell’esecutivo statale che dei governi regionali coinvolti nelle intese da sottoscrivere”. Le autonomie, sempre per Lezzi, non possono poi essere estese in blocco a tutte le materie. Soprattutto non dovranno diventare “uno strumento per favorire alcune regioni a scapito di altre”.

Ricordando sempre “l’obbligo di solidarietà con i territori con minore capacità fiscale per abitante”. E importanti saranno i “fabbisogni standard” che stimano statisticamente il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali, agli aspetti sociodemografici della popolazione residente e alle caratteristiche strutturali dell’offerta dei servizi, consentendo così un’equa distribuzione delle risorse. Per concludere con il problema dei costi. “Ad oggi – ha affermato Lezzi – non siamo in grado di definire quanto costa l’Autonomia differenziata e questo perché le bozze sinora circolate illustrano solo un quadro generale di intenti”.

LA RASSICURAZIONE. Nessun dubbio però sulla volontà di andare avanti anche sulle Autonomie. “Quando arriverà il testo che recepisce anche le osservazioni del ministro Tria – ha evidenziato Lezzi – molto importanti per fare una stima degli eventuali costi per le altre Regioni, per quanto mi riguarda sono pronta ad andare avanti”. E tanto per ribadire il concetto ha pure sostenuto che è doveroso rispettare la volontà da parte dei cittadini di vedere riconosciuta la loro richiesta di autonomia.