Salvini a picco sulla Gregoretti. Il processo ormai è dietro l’angolo. Le carte della Procura al vaglio della Giunta del Senato. Il voto il 20 gennaio. “Con me in tribunale milioni di italiani”

GREGORETTI
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Iniziato nella Giunta per le immunità parlamentari del Senato l’esame della richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania nei confronti di Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per i 131 migranti tenuti tre giorni in mare, nel luglio scorso, a bordo della nave “Gregoretti” della Guardia Costiera. “Si darà al senatore Salvini un termine di 15 giorni per chiedere di essere sentito dalla Giunta o inviare una memoria scritta”, ha dichiarato ieri il presidente della Giunta, l’azzurro Maurizio Gasparri. Il voto è quindi previsto il 20 gennaio e poi la decisione passerà all’Aula. “Il calendario è stato fissato in maniera molto serrata”, ha assicurato Gasparri. E questa volta è più che probabile che l’autorizzazione venga concessa, mettendo il Capitano in una posizione critica.

L’ACCUSA. Per il Tribunale dei Ministri, l’allora ministro dell’interno Salvini, tra il 27 e il 31 luglio scorso, si è reso responsabile di sequestro di persona “aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso di poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avere commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età”. I magistrati hanno evidenziato che, essendo la “Gregoretti” una nave della Guardia Costiera Italiana, non si applica a tale nave il Decreto Sicurezza bis. Nella richiesta di autorizzazione a procedere sono state poi indicate le differenze tra il caso “Diciotti”, per cui il Senato negò l’autorizzazione a procedere per Salvini, e quello della “Gregoretti”. Quest’ultima nave, al contrario della prima, infatti “non è in grado di fornire un’adeguata sistemazione logistica ad un così elevato numero di persone”, ovvero a 131 migranti.

Di più: “I migranti sono di fatto ospitati sul ponte di coperta esposti agli agenti atmosferici con le problematiche che ben sono immaginabili”. Tutte comunicazioni fatte in quei giorni dalla Guardia Costiera al Viminale, ma che non hanno fatto recedere Salvini dall’ennesimo proclama sui porti chiusi agli stranieri soccorsi nel Mediterraneo. Senza considerare che alcuni migranti erano anche in condizioni di salute critiche. Il Tribunale dei ministri ricorda quindi che “l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”. Nessun dubbio dunque per i magistrati: “è convincimento di questo Tribunale che le risultanze delle indagini preliminari consentano di ritenere fondata la notitia criminis a carico dell’ex ministro dell’interno in ordine al delitto di sequestro di persona”.

LA REAZIONE. Accuse pesantissime, davanti alle quali l’ex ministro dell’interno prova a ostentare sicurezza. “Conto di trascorrere il 2020 a piede libero – ha dichiarato ieri Salvini – e domattina voglio guardare in faccia quelli con cui abbiamo condiviso scelte di governo ed oggi hanno cambiato idea”. Il leader della Lega ha quindi definito Luigi Di Maio un “piccolo uomo”. Parole a cui il capo politico M5S replica sostenendo che “la questione Gregoretti, non è la vicenda Diciotti” e che sarebbe stata solo usata per la “propaganda del ministro Salvini”.

“È una cosa surreale – ha commentato, invece, il leader leghista in un’intervista al Corriere della Sera -. Per un certo verso, anche se gli avvocati mi suggeriscono il contrario, sarei curioso di finire in Aula. Comunque, se decideranno, processo sia: idealmente in quel tribunale ci saranno con me milioni di italiani”.

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