Salvini citofona, nessuno apre. Blitz con flop all’impianto Ama di Roma. L’ultima smargiassata del Capitano è una figuraccia. Porte chiuse a Matteo: il sito opera ma è sotto sequestro

di Giuseppe Vatinno
Politica Roma

La storia che stiamo per raccontare non solo è imbarazzante, ma è la cartina di tornasole della faciloneria di come Matteo Salvini affronti i problemi. A Roma c’erano una volta due Tmb, cioè impianti per il Trattamento meccanico biologico. Una era al Salario è andò misteriosamente a fuoco, l’altro a Rocca Cencia, periferia est della capitale, e di proprietà dell’Ama. Quest’ultimo impianto è stato parzialmente sequestrato dalla magistratura per inadempienze alle richiese dell’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Tuttavia, il sequestro riguarda il bacino di stabilizzazione aerobica e l’Ama ha dichiarato che la struttura è operativa e regolarmente funzionante. Invece che ti fa il padano? Piomba ieri mattina allo stabilimento e cerca di entrare, venendone giustamente respinto. Ed allora lui dice che denuncerà “questo signore”, cioè l’Ad di Ama, alla magistratura.

E poi parte di retorica: “Ci è stato impedito l’accesso (hanno qualcosa da nascondere?). Roma rischia il caos rifiuti: in molti quartieri c’è l’immondizia in mezzo alla strada, non c’è un piano per il futuro, la raccolta differenziata torna indietro anziché andare avanti, gli impianti sono vecchi e ogni tanto vengono sequestrati”. Peccato che si tratti anche di falsa retorica perché l’impianto funziona regolarmente come del resto fatto notare giorni fa anche da alcuni esponenti del M5S. Ma Salvini si applica alla recita che gli riesce meglio, e cioè le famose orecchie da mercante, perché delle due l’una: o sa che l’impianto funziona e quindi non incide sui rifiuti della Capitale ed allora è ignorante nel senso che ignora come stanno le cose, o lo sa ed è ancora peggio fa finta di niente.

E la cosa paradossale è che già nove mesi fa aveva fatto un blitz allo stesso impianto col medesimo risultato ed esilarante poi quel “hanno qualcosa da nascondere”, visto che c’è un sequestro in atto e che quindi non si può, anche volendolo, nascondere un bel niente. Il fatto è che Salvini si è specializzato da tempo in queste incursioni romane che gli permetteranno anche, dalla celebre floridezza del suo aspetto, una bella scorpacciata di pasta e vino dei castelli. Quando non c’ha niente da fare piomba su Roma e si inventa cose assurde, come questa, pur di fare campagna elettorale a spese della verità. Poi, il senatore leghista, continua a non capire cosa sia un Tmb e pensa che sia qualche ordigno termo-nucleare di cui nessuno capisce il funzionamento. Un Tmb permette di separare la frazione umida e quella secca dei rifiuti tramite procedimenti biologici e meccanici. Ma lui pensa che sia sostitutivo dei termovalorizzatori e quindi si lancia in una intemerata sul fatto che ci vogliono perché l’ha letto su qualche rivista di enigmistica per il mare.

Questo è un modo di fare politica che ripropone i peggiori cliché del passato. Ignoranza del procedimento, confusione e tanta retorica con un livello di superficialità sbalorditivo. E poi il solito affondo: “Grillo ha capito che a Roma non tocca più palla ed è stato offensivo con i romani. Non mi interessa cosa farà la Raggi, se si ricandiderà al massimo farà la consigliera di opposizione”. Grillo non toccherà più palla, ma lui non l’ha mai toccata nonostante ci provi da ormai cinque lunghissimi anni. Ma come un torello impazzito passa da un tema all’altro andando sempre in bianco. Non sa più che inventarsi per fare campagna elettorale, ma perché non si rassegna? Il centro e il sud non lo vogliono perché si ricordano benissimo i suoi slogan: “Roma ladrona” e “Vesuvio lavali col fuoco”. Per lui vincere a Roma è come scalare un Everest di specchi saponati e farebbe meglio a rinunciare una volta per tutte.