Salvini lancia Silvio Capo dello Stato per trattenere i suoi. Lega e FdI invocano le urne subito. Ma non si fidano dei forzisti

SILVIO BERLUSCONI
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Che quello di coronare una lunga carriera imprenditoriale e politica sul Colle più importante sia un sogno accarezzato da tempo da Silvio Berlusconi è cosa nota. Da parte sua, un po’ per realismo politico (sa che attorno alla sua figura potrebbe essere non così facile raccogliere consensi trasversali, condizione indispensabile per ottenere i voti necessari in aula) un po’ per scaramanzia e ovviamente per galateo istituzionale (il Quirinale non è ruolo al quale ci si candida) il Cavaliere non ha mai avanzato direttamente il proprio nome. Ma c’è chi lo ha fatto per lui apertis verbis.

E non è stato uno qualunque ma il capo della coalizione di centrodestra, il leader della Lega Matteo Salvini che, a domanda diretta posta con un tempismo perfetto – nel bel mezzo delle trattative per trovare “volenterosi” che colmino il gap di voti mancanti a sostegno dell’esecutivo – da Massimo Giletti nella sua trasmissione Non è l’Arena (“Berlusconi prossimo capo dello stato. E’ una carica a cui il Cav, potrebbe ambire?”) ha risposto: “Assolutamente sì”. Con un rafforzativo addirittura, e del resto non poteva essere altrimenti: Lega e Fratelli d’Italia continuano a chiedere le elezioni ma si rendono perfettamente conto che, per un Antonio Tajani che esclude vi possano essere ulteriori fuoriuscite dal partito di cui è vicepresidente e che vi possa essere una qualsiasi forma di supporto esterno alla maggioranza giallorossa da parte di Forza Italia, all’interno di quest’ultima sono in molti a vederla diversamente.

Che siano dieci o addirittura quindici, come paventato dal senatore, neo ex forzista, Andrea Causin che, con con Maria Rosaria Rossi e la Polverini, quella via l’ha già intrapresa votando la fidcuia a Giuseppe Conte la settimana scorsa, è evidente che in molti fra gli azzurri pur di non morire sovranisti morirebbero volentieri “democristiani” a partire dai parlamentari vicini a Mara Carfagna e alla sua corrente “Voce libera” ma non solo. Chiaro che prospettare per il leader di FI un futuro da inquilino del Quirinale qualora – cosa probabilissima – in caso di elezioni anticipate le urne dovessereo decretare la vittoria del centrodestra – è un modo per blindarlo nella coalizione facendo leva su un potentissimo elemento insito nella natura umana a cui pochi resistono: la vanità.

Ma una risposta alle lusinghe del segretario leghista arriva proprio dal partito del Cav con Osvaldo Napoli, che fa parte del direttivo azzurro alla Camera, che afferma senza troppi giri di parole: “Senza polemica, a Salvini suggerisco di evitare di affrontare un tema come il Quirinale: è irriguardoso verso il presidente Mattarella, e poco utile per la candidatura del presidente Berlusconi. Al Quirinale non si arriva perché ti candida un partito. Ancor meno si arriva se quel partito è in scarsa sintonia con l’Europa”. Più morbido il diretto interessato, Berlusconi, che pur non entrando nel merito della vicenda Quirinale, con una nota ieri ha voluto scansare ogni equivoco su una possibile “trattativa in corso per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica”.

Ma nell’indicare che “La strada maestra è quella di rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani”. Il cav aggiunge anche che “Tentare di dividerci è impossibile ed inutile: chi si illudesse del contrario commetterebbe un grave errore di valutazione”, in ogni caso però, rispetto al voto senza se e senza ma, apre ancora una volta ad un governo di emergenza nazionale: le sue parole sono chiare.